
photo credit: bloomsberries
C’era da aspettarselo, immagino, anche se personalmente credevo che le differenze tra i due soggetti fosserero lapalissiane.
Ora che il mio coinvolgimento nella perizia di ThePirateBay è stato svelato la gente inizia a vociferare sul mio essere, per dirlo come ha detto qualcuno “un uomo da tutte le stagioni”: quello cioè che da un lato aiuta Mediaset e dall’altro aiuta ThePirateBay come se nulla fosse, come se non fossero non solamente due mondi distanti tra loro, ma due universi completamente opposti.
E così, anche oggi, Stefano Quintarelli si chiede sul Blog di questa cosa:
Non so, c’e’ qualcosa che mi sfugge.
Matteo da una parte lavora gratis per far riaprire un servizio che consente di scaricare intere opere, in buona qualita’, in violazione del diritto d’autore; un servizio che si fa un vanto di cio’.
Dall’altra lavora a pagamento per fare chiudere un servizio dove c’e’ di tutto, grande creatività degli utenti, e, nel caso piu’ incisivo, qualche minuto a bassa qualita’ in violazione del diritto d’autore; un servizio e che offre ai titolari strumenti per rimuoverli.
C’è anche chi, e permettetemi qui una sonora risata leggendo, lancia la sua personale crociata contro una fantomatica “sindrome da Robin Hood” e contro una “in-coerenza” dettata da null’altro che la grossa cantonata che l’autore ha preso non conoscendo nè la questione, nè il diritto, nè probabilmente nulla di tecnico sulla vicenda.
Ma quando la gente mi attacca tendo a pensare che non sia per grassa ignoranza, ma semplicemente perchè non mi sono spiegato a sufficienza e, quindi, vediamo se riesco a spiegare un poco di questi “paradossi”.
Non ho mai detto in nessuna parte della rete che ThePirateBay non stia commettendo illeciti o reati, ma solamente sto cercando di garantire ad un cittadino la possibilità di difesa senza censura.
Molti dimenticano che nel caso Mediaset vs. YouTube stavamo vedendo due enormi Corporate che combattevano sul piano delle licenze. Ambedue hanno un unico scopo: fare business.
Nell’altro vediamo una fantomatica associazione che, con motivi che personalmente ritengo pretestuosi ed errati, convince lo stato italiano ad andare contro un privato. Ed oscura un sito web sulla base di un “fumus” inaccettabile.
L’oscuramento di un sito, il bruciare un libro, lo zittire una persona, può anche eventualmente andarmi bene una volta constatate le fattive responsabilità, ma MAI come manovra preventiva sulla base di una ipotesi non suffragata da prove, ma solo da mere statistiche.
Questo comportamento di aggressione da “fumus” che è la base, come dico da anni, di uno status quo che rischia di sconfinare nello “stato di polizia”.
Il fatto che ambedue le cause abbiano come soggetto di base la proprietà intellettuale non le mette in antitesi (appartengono evidentemente a due universi differenti), ma semplicemente evidenzia come nel mondo del Web la Proprietà Intellettuale sia IL problema aperto.
In parole povere: nessuna connotazione morale o tecnica. E non ritengo, personalmente, che una Corporate che richiede ad un’altra Corporate di pagare per un prodotto su cui sta lucrando e di chi non ha titolarità sia CENSURA.
Perchè sia CENSURA c’è bisogno della decisione di uno STATO.
Come in ThePirateBay.
E così, personalmente, non mi va bene. E se non sono d’accordo sono abituato a dare una mano nel ripristinare delle condizioni che sono, a mio avviso, quello che dovrebbe essere lo “status” di un paese civile.
Il compito di un Consulente, molti dimenticano, non è quello nè di accusare nè di difendere, ma solo ed esclusivamente quello di fare chiarezza sull’accaduto, pronunciandosi con un parere volto alla verità sulle ipotesi che AVVOCATI e PM, non Consulenti, fanno.
Io non sono un avvocato o un PM, io faccio chiarezza e determino fatti ed accadimenti. Ho aiutato Mediaset a dimostrare quanta parte delle sue opere sono state utilizzate illecitamente ed ho aiutato Kikko Micozzi e GB Gallus a dimostrare come il provvedimento non fosse un sequestro ma una censura e come, dagli atti, non risultasse alcuna evidenza di reato ma solo ed esclusivamente un “fumus” del tale.
In Mediaset contro YouTube esistono evidenze reali dell’illecito. Sono dimostrabili e certe.
In FIMI contro ThePirateBay non esistono evidenze reali, solo supposizioni per un reato non commesso in Italia.
Ora, se mi consentite, nel primo caso avrei anche visto possibile un sequestro, ma nel secondo l’attuazione ricorda l’acre olezzo dei libri bruciati. E sinceramente non mi trova d’accordo.
Non mi trova d’accordo poichè l’abuso di una sentenza di questo tipo può determinare condizioni di precarietà per la libertà di tutti. Una situazione che non posso e non voglio accettare.
Per il resto continuo a fare il consulente tecnico ed il perito: tento di dimostrare l’evidenza al di là “dell’ignoranza” di magistrati ed avvocati, cercando (e riuscendovi solo marginalmente) di fare comprendere alla Legge 0.99beta italiana qualcosa di più su questro strano mondo che è il Web…
“E se mai vi fosse una causa Mediaset contro ThePirateBay” - vi chiederete - “da che parte staresti?”.
Beh, ammetto che sarebbe arduo: Credo valuterei attentamente e, qualora non riuscissi a trovare una parte che secondo me mostra maggiori ragioni dell’altra, starei dalla parte di chi mi chiama per primo.
O andrei a fare una gita in Papuasia.
Sempre tentando, con il mio lavoro, di non attaccarsi a pretestuosi cavilli ma cercando di mostrare una verità che credo ancora, da tecnico, esista e vada compresa al di là di tutto e tutti. Sempre onesto nelle dichiarazioni e ferreo nelle premesse e conclusioni, non dicendo falsità ed avantaggiando la parte che servo solo ed esclusivamente con l’”arma” della dimostrazione delle tesi.
Niente trucchi e niente inganni da chi, ancora, crede che la Legge, una volta adeguatamente argomentate e chiaramente spiegate le parti, saprà prendere la giusta decisione.
Technorati Tags: Mediaset, youtube, thepiratebay, forensic, quintarelli
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