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Corso di Porta Ticinese, Milano…
E Apartament Therapy sta diventando la mia droga :)

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Ed ecco, a distanza di qualche giorno, le motivazioni del dissequestro di ThePirateBay ad opera, ricordo in via strettamente autocelebrativa, di GB Gallus, Francesco Micozzi ed il sottoscritto umile servo vostro.

Le frasi salienti anche per non giuristi sono, per me, le seguenti:

che non può allo stato revocarsi in dubbio la sussistenza del fumus delicti (quantomeno secondo la tipicità dell’art. 171 co. 1 lett. a bis) L. 633/41), alla luce di quanto evidenziato dalla Guardia di Finanza, che riferisce di un elevatissimo numero di contatti al sito in questione registrati sul territorio nazionale (in termini di alcune centinaia di migliaia);

Traduzione: le connessioni sono indice di utilizzo del servizio.

che tali contatti, per specificità, l’evidenza e l’ampiezza dell’offerta contenuta nel sito oggetto di cautela, devono essere ragionevolmente ricondotti, almeno in una significativa parte, all’acquisizione in rete di beni protetti dal diritto di autore, in violazione delle norme a presidio dello stesso;

Traduzione: il fatto che vi sinao molti materiali coperti da diritto d’autore ed il fatto che vi siano molte connessioni determina la verità dell’affermazione “tanti downloadano film pirata”. Un po’ come dire che tanti pomodori sono al supermercato, tanta gente è nel supermercato, quindi tanta gente compera pomodori. Mi sembra di vedere qualche lacuna nel sillogismo…

che in proposito a nulla rileva il fatto che tali beni non siano nella diretta disponibilità degli indagati, ma collocati in archivi contenuti in apparecchi elettronici di altri soggetti, dal momento che solo le informazioni contenute nel sito in questione (nel quale si trovano le chiavi per accedere agli archivi di cui sopra e attingerne direttamente documenti) consentono la realizzazione di quei contatti in numero esorbitante cui fa riferimento la Guardia di Finanza;

Traduzione: Hanno un casino di contatti, quindi sono famosi, quindi sono pericolosi.

che, atteso il concreto atteggiarsi del fatto come sopra tratteggiato, all’affermazione della sussistenza di fumus e periculum, deve conseguentemente affermarsi anche la sussistenza della giurisdizione italiana;

Traduzione: Siccome tanti downlodano dall’italia anche contenuti perfettamente legali, allora c’è reato in italia.

Al contrario sembra proprio recepito che il “sequestro” non è per nulla un “sequestro”, ma al massimo una inibizione, per cui:

che tale decreto (pur astrattamente in linea con la previsione degli artt. 14 e ss. D.L.vo 70/03), lungi dal costituire materiale apprensione di un bene, si risolve in verità in una inibitoria atipica, che sposta l’ambito di incidenza del provvedimento da quello reale – come detto ambito proprio del sequestro preventivo – a quello obbligatorio, in quanto indirizzato a soggetti indeterminati (i CD. provider), cui è ordinato di conformare la propria condotta (cioé di non fornire la propria prestazione), al fine di ottenere l’ulteriore e indiretto risultato di impedire connessioni al sito in questione;

Traduzione: Non è stato minimamente fatto un sequestro, poichè a tutti gli effetti non realizzava minimamente la “indisponibilità del bene” (i gestori di TPB non notavano infatti differenze). E’ stata fatta una inibizione ATIPICA delle connessioni, cosa non prevista dalla legge, non possibile in questi casi e, comunque, illecita nella sua applicazione.

E per quanti aspettassero ora che FIMI non faccia altro che reiterare chiedendo l’INIBIZIONE, anzichè il SEQUESTRO posso dire che questa non è applicabile da un PM, ma solamente dal Ministero Dell’Interno e compagnia bella in caso di scommesse clandestine e pedopornografia.

Secondo me abbiamo assistito ad una applicazione nella realtà del Diritto.

E QUINDI?

E, quindi, non è possibile usare l’inibizione via DNS o via IP (il famoso “blocco dei provider”) come sequestro. Se si vuole sequestrare il server è necessario andare e recuperarselo.

Ora passo la palla al buon Minotti che, sicuramente, spiegherà meglio spiega la parte prettamente giuridica.

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bolshakov in army (archive)
Creative Commons License photo credit: bolshakov

Vitaly Efremov Alkesandrovic, tenente dell’esercito della Federazione Russa, gira un video ironico in cui, parafrasando lo stile della canzone “Stan” (Eminem), narra il rap delle cattive condizioni in cui vive: salario bloccato ormai da anni e una vita fatta di sacrifici e rinunce. Non si lamenta, per carità, ma manda continue missive, cartacee ed elettroniche, al Ministro della Difesa, Anatoly Serdyukov.

La sua unica speranza è che qualcuno lo ascolti, risponda o si muova in qualche modo perché le cose possano cambiare. Immerso in una società di contrasti, con generazioni cresciute a base di MTV e guadagni facili, l’esistenza del patriota che regala la propria vita all’esercito russo sta decisamente stretta a Vitalij, tanto che nel video cambia lavoro, non rinnova il suo patto con il governo e pare ben contento di essersi liberato delle ultime zavorre militari (compresa l’uniforme che fa una surreale comparsata dall’armadio). Il video si chiude con il Ministro della Difesa che risponde alle svariate lettere di Vitaly ma, sebbene meno tragicamente che in Stan, è comunque troppo tardi: l’ormai ex tenente dell’esercito è diventato un manager strapagato e non ha nessuna intenzione di tornare sulle proprie scelte.

Ben diversa è stata, nei fatti, la regia della vita di Vitaly che, dopo aver diffuso questo video, sì è visto rispondere dallo Stato con un’unica mossa: è stato dislocato in Siberia a svolgere i suoi soliti incarichi. Non è stato licenziato, no, ora lavora… comodamente a Ussuriysk, a 9 ore di volo da casa (S. Pietroburgo).
Il video in questione ha quindi fatto il giro del web, partendo da RuTube dove è stato originariamente uppato per finire su YouTube sia in versione integrale che in quella passata dalla CNN.

Ovviamente, però, da YouTube è sparito quasi subito. Che caso… Mi dicono inoltre che non sia più possibile caricarlo per qualche supposto blocco da parte di autorità discografiche.

Purtroppo, però, almeno per me rimaneva l’ostacolo della lingua, un rap in russo non è esattamente una cosa che ascolto tutti i giorni, quindi era un mistero quale realmente fosse il contenuto di detto video. C’era quasi da sospettare - visto l’istantanea spedizione del regista in Siberia - chissà quale machiavellica rivendicazione o accusa allo Stato. Niente di tutto ciò. Leggete con i vostri occhi la traduzione che mi è stata passata oggi in mail:

Vitalij ha un blog, il post più recente è una lettera, indirizzata al tanto citato Ministro della Difesa, scritta dopo che la decisione di spedirlo in Siberia era già stata resa pubblica. Per capire i motivi che lo hanno spinto a girare il video e le reazioni all’inattesa svolta che c’è stata negli ultimi giorni c’è solo da aspettare una traduzione, sperando che, nel frattempo, l’ex tenente possa rientrare a S. Piter e non essere annoverato, quindi, tra le molte vittime del Cavaliere di Bronzo.

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A volte è facile capire da che parte stare…

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…di più di una parcella…

Non so chi sia, ma grazie

P.S. Lo scooter era sotto casa mia e facilmente riconoscibile.

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gavel
Creative Commons License photo credit: bloomsberries

C’era da aspettarselo, immagino, anche se personalmente credevo che le differenze tra i due soggetti fosserero lapalissiane.
Ora che il mio coinvolgimento nella perizia di ThePirateBay è stato svelato la gente inizia a vociferare sul mio essere, per dirlo come ha detto qualcuno “un uomo da tutte le stagioni”: quello cioè che da un lato aiuta Mediaset e dall’altro aiuta ThePirateBay come se nulla fosse, come se non fossero non solamente due mondi distanti tra loro, ma due universi completamente opposti.

E così, anche oggi, Stefano Quintarelli si chiede sul Blog di questa cosa:

Non so, c’e’ qualcosa che mi sfugge.
Matteo da una parte lavora gratis per far riaprire un servizio che consente di scaricare intere opere, in buona qualita’, in violazione del diritto d’autore; un servizio che si fa un vanto di cio’.
Dall’altra lavora a pagamento per fare chiudere un servizio dove c’e’ di tutto, grande creatività degli utenti, e, nel caso piu’ incisivo, qualche minuto a bassa qualita’ in violazione del diritto d’autore; un servizio e che offre ai titolari strumenti per rimuoverli.

C’è anche chi, e permettetemi qui una sonora risata leggendo, lancia la sua personale crociata contro una fantomatica “sindrome da Robin Hood” e contro una “in-coerenza” dettata da null’altro che la grossa cantonata che l’autore ha preso non conoscendo nè la questione, nè il diritto, nè probabilmente nulla di tecnico sulla vicenda.

Ma quando la gente mi attacca tendo a pensare che non sia per grassa ignoranza, ma semplicemente perchè non mi sono spiegato a sufficienza e, quindi, vediamo se riesco a spiegare un poco di questi “paradossi”.

Non ho mai detto in nessuna parte della rete che ThePirateBay non stia commettendo illeciti o reati, ma solamente sto cercando di garantire ad un cittadino la possibilità di difesa senza censura.
Molti dimenticano che nel caso Mediaset vs. YouTube stavamo vedendo due enormi Corporate che combattevano sul piano delle licenze. Ambedue hanno un unico scopo: fare business.

Nell’altro vediamo una fantomatica associazione che, con motivi che personalmente ritengo pretestuosi ed errati, convince lo stato italiano ad andare contro un privato. Ed oscura un sito web sulla base di un “fumus” inaccettabile.
L’oscuramento di un sito, il bruciare un libro, lo zittire una persona, può anche eventualmente andarmi bene una volta constatate le fattive responsabilità, ma MAI come manovra preventiva sulla base di una ipotesi non suffragata da prove, ma solo da mere statistiche.

Questo comportamento di aggressione da “fumus” che è la base, come dico da anni, di uno status quo che rischia di sconfinare nello “stato di polizia”.

Il fatto che ambedue le cause abbiano come soggetto di base la proprietà intellettuale non le mette in antitesi (appartengono evidentemente a due universi differenti), ma semplicemente evidenzia come nel mondo del Web la Proprietà Intellettuale sia IL problema aperto.
In parole povere: nessuna connotazione morale o tecnica. E non ritengo, personalmente, che una Corporate che richiede ad un’altra Corporate di pagare per un prodotto su cui sta lucrando e di chi non ha titolarità sia CENSURA.
Perchè sia CENSURA c’è bisogno della decisione di uno STATO.

Come in ThePirateBay.

E così, personalmente, non mi va bene. E se non sono d’accordo sono abituato a dare una mano nel ripristinare delle condizioni che sono, a mio avviso, quello che dovrebbe essere lo “status” di un paese civile.

Il compito di un Consulente, molti dimenticano, non è quello nè di accusare nè di difendere, ma solo ed esclusivamente quello di fare chiarezza sull’accaduto, pronunciandosi con un parere volto alla verità sulle ipotesi che AVVOCATI e PM, non Consulenti, fanno.

Io non sono un avvocato o un PM, io faccio chiarezza e determino fatti ed accadimenti. Ho aiutato Mediaset a dimostrare quanta parte delle sue opere sono state utilizzate illecitamente ed ho aiutato Kikko Micozzi e GB Gallus a dimostrare come il provvedimento non fosse un sequestro ma una censura e come, dagli atti, non risultasse alcuna evidenza di reato ma solo ed esclusivamente un “fumus” del tale.

In Mediaset contro YouTube esistono evidenze reali dell’illecito. Sono dimostrabili e certe.
In FIMI contro ThePirateBay non esistono evidenze reali, solo supposizioni per un reato non commesso in Italia.

Ora, se mi consentite, nel primo caso avrei anche visto possibile un sequestro, ma nel secondo l’attuazione ricorda l’acre olezzo dei libri bruciati. E sinceramente non mi trova d’accordo.
Non mi trova d’accordo poichè l’abuso di una sentenza di questo tipo può determinare condizioni di precarietà per la libertà di tutti. Una situazione che non posso e non voglio accettare.

Per il resto continuo a fare il consulente tecnico ed il perito: tento di dimostrare l’evidenza al di là “dell’ignoranza” di magistrati ed avvocati, cercando (e riuscendovi solo marginalmente) di fare comprendere alla Legge 0.99beta italiana qualcosa di più su questro strano mondo che è il Web…

“E se mai vi fosse una causa Mediaset contro ThePirateBay” - vi chiederete - “da che parte staresti?”.
Beh, ammetto che sarebbe arduo: Credo valuterei attentamente e, qualora non riuscissi a trovare una parte che secondo me mostra maggiori ragioni dell’altra, starei dalla parte di chi mi chiama per primo. O andrei a fare una gita in Papuasia.

Sempre tentando, con il mio lavoro, di non attaccarsi a pretestuosi cavilli ma cercando di mostrare una verità che credo ancora, da tecnico, esista e vada compresa al di là di tutto e tutti. Sempre onesto nelle dichiarazioni e ferreo nelle premesse e conclusioni, non dicendo falsità ed avantaggiando la parte che servo solo ed esclusivamente con l’”arma” della dimostrazione delle tesi.

Niente trucchi e niente inganni da chi, ancora, crede che la Legge, una volta adeguatamente argomentate e chiaramente spiegate le parti, saprà prendere la giusta decisione.

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Esperto di Sicurezza sembra pretenzioso... Uffa! Diciamo allora piccolo blog di intrattenimento di Matteo G.P. Flora (aka LK) sperduto passeggero della rete, poeta, (poco) santo, e navigatore... E se proprio siete curiosi...

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