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Siete una manica di stronzi fuorilegge

[ 10 ] 08/12/2009 | Matteo G.P. Flora

Sarà l’età, sarà il contesto culturale in cui sono cresciuto, ma a me certe affermazioni fanno tremare:

In a surprising statement to CNBC, Google CEO Eric Schmidt told reporter Maria Bartiromo, ‘If you have something that you don’t want anyone to know, maybe you shouldn’t be doing it in the first place.’

Mi ricordano molto le affermazioni di un tizio con la svastica sul braccio…

Capito, stronzi? Se non volete che qualcuno veda cosa fate, non fatelo. Semplice.

UPDATE: E’ bello non essere paranoici da soli ed il buon Fabio Ghioni non perde tempo per aggiungere un po’ di benzina, oggi:

“Se avete qualcosa che non volete far sapere a nessuno, forse in primo luogo non dovreste farla”. Così l’ad di Google Eric Schmdit in un’intervista a CNBC, da cui però emerge qualcosa di ancora più importante: Schmidt ammette infatti che ci sono casi in cui Google è costretto a rilasciare i dati personali degli utenti: “Se davvero avete bisogno di privacy, la verità è che i motori di ricerca – incluso Google – conservano le informazioni per qualche tempo ed è importante, per esempio, sapere che siamo tutti soggetti al Patriot Act ed è possibile che tutte quelle informazioni possano essere rese disponibili alle autorità.”
La questione va ben oltre la privacy e che hacker Repulic ha messo in evidenza: la relatività delle giurisdizioni. Schmidt infatti si richiama a una legge statunitense, ma Google ha una copertura mondiale. Ergo, attraverso Google anche noi in Italia saremmo soggetti al Patriot Act americano, oppure Google Italia risponde alla legge italiana? La domanda non è irrilevante.
The Register fa notare inoltre che la conservazione dei dati personali espone a rischi di hackeraggio e di usi illeciti: del resto le conache recenti ci hanno raccontato di come nella Deutsch Bank e nella T-Mobile i dipendenti stessi rivendessero i dati sensibili dei clienti. In definitiva, le dichiarazioni dell’ad di Google fanno capire una volta per tutte che chi è preoccupato della propria privacy dovrebbe disattivare i cookies di Google, evitare di iscriversi ai suoi account e, in definitiva, evitare di usare il motore di ricerca. Il problema è che la gran parte degli utenti non lo sanno.

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Categoria: Me & The Web

Comments (10)

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  1. Luca Sartoni says:

    Io, onestamente, sono abbastanza d’accordo con quella dichiarazione

  2. Sandro says:

    ehm prendiamo 4 fatti a caso il mio numero di carta di credito, il posto dove vivo o dove ricevo i miei pacchetti… dove vivono i miei o dove accompagno mio figlio a scuola il fatto che ho comprato vestitini da cappuccetto rosso e lupo cattivo la settimana scorsa x divertirmi a casa per i cavoli miei. o dove vive la mia nuova fiamma che ancora non sa come lasciare il suo attuale fidanzato..

    direi che sono affari miei. punto.

    detto poi da quello che non reagi molto bene quando gli dimostrarono, sulla sua pelle, la potenza del suo giocattolo. http://money.cnn.com/2005/08/05/technology/google_cnet/

    io no, non sono d’accordo.

  3. Giorgio says:

    Anch’io…

  4. Stefano says:

    Dipende sempre in che contesto, fino ad un certo punto posso essere d’accordo con lui, ma non lo sono completamente….

  5. fabio says:

    rispondo a sandro. allora non dovresti neanche usare il cellulare e la carta di credito. se non vuoi far sapere che usi il vestito di cappuccetto rosso ti conviene acquistarlo personalmente in contanti sperando che il tuo vicino di casa non ti veda entrare nel negozio

  6. Pierangelo says:

    Io non capisco una cosa: eseguendo ricerche su google.it e navigando senza essere loggati su google con il proprio account, questi riescono comunque a memorizzare dati personali ? Secondo me no, o sbaglio ? (Certamente li collegheranno all’IP address, ma questo lo fa qualunque ISP, dunque non ci sarebbe alcuna specificità di google). Se è così, allora non sarebbe necessario evitare del tutto gli account google, ma soltanto evitare gli strumenti “always connected” (tipo la toolbar) e i relativi comportamenti. Insomma, qualche comodità in meno in cambio di meno tracciabilità.

  7. Michele says:

    ma perchè solo google e non tutto il resto della rete in generale?! si chiamerà internet per un motivo…

  8. Stéphane says:

    La frase può avere diverse interpretazioni a seconda del contesto, faccio due esempi: – Se ci si riferisce ad esempio all’operato di un governo, o di singoli rappresentanti delle istituzioni, è giustissimo: è un diritto essere informati su tutto. – Se, invece, si parla di privati cittadini, la frase non regge: le persone possono fare cose che, pur non essendo illegali, non sono bene accettate dalla società e possono creare problemi nel momento in cui lo si viene a sapere. Ricordo ad esempio il caso di una insegnante che fu licenziata perché si venne a scoprire che a Berlino aveva partecipato ad una qualche festa sadomaso (o qualcosa di simile, ora non ricordo i dettagli); fintanto che questi comportamenti restano nella sfera privata, ognuno è libero di fare quello che vuole senza doverne pagare conseguenze: non ha mica fatto quelle cose in classe!

    Ognuno deve avere la libertà di scegliere quando confidare i proprio fatti personali e a chi, è sbagliato che Google (o chiunque altro) prevalichi questo diritto.

  9. [...] that could someday be used to facilitate a police state.’”Questa, insieme alle affermazioni di Eric Schmidt secondo cui tutti i dati degli utenti in tutto il mondo sono a disposizione del Governo Americano [...]

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