Mi piace quando un giornale come Repubblica se ne frega bellamente del Creative Commons e spara pubblicato per intero un filmato il cui embed per commercial use è espressamente vietato dall’autore.
Hanno veramente capito tutto della vita…
Quale parte di “se siete un sito commerciale non potete mostrare il filmato” non ti è chiara, signor Vittorio Zambardino?
E tutti quei bei link a pagamento delle pagine? E i milioni per la sponsorizzazione sul giornale Online?
Suggerirei una bella rilettura della licenza.
Technorati Tags: creativecommons, creative commens, repubblica
Post Simili
»Su Repubblica!
»SharpNNTP .NET Newsgroup Access Library
»Two languages Wordpress havoc
»Senza parole
»Gabriele Romagnoli, ma vedi di andare *********!
»In aereo senza liquidi ma con un coltello da macellaio
»ThePirateBay: la censura fa bene al traffico
»Bisogna essere deficienti forte…

Esperto di Sicurezza sembra pretenzioso... Uffa! Diciamo allora piccolo blog di intrattenimento di Matteo G.P. Flora (aka LK) sperduto passeggero della rete, poeta, (poco) santo, e navigatore... E se proprio siete 
27 May 08
6:28 pm
Bè allora per generalizzare l’algoritmo di esclusione bisognerebbe affermare che: chiunque abbia link a pagamento [tipo adsense] è un sito con finalità commerciali.
Secondo quanto detto dunque anche migliaia di blogger [di privati cittadini] non dovrebbero pubblicare nulla.
Forse ti da solo noia che un’azienda potente faccia quello che vuole senza paura di ripercussioni, vedi cano Novà felicemente concluso. Correggini se sbaglio?!
27 May 08
7:43 pm
Ciao, io mi occupo di Musica in CC, Netlabels, Musica 2.0 e gestisco un blog in merito (eldino.wordpress.com). Non ho un background legale, ma penso che la CC-Non-Commercial non comprenda siti di giornali, ma più che altro ti dica “Non voglio che quest’opera sia messa su un bel DVD e venduta”. L’essenza della CC è diffondere il materiale d’ingegno (la CC nasce come alternativa moderna al copyright), per cui un giornale online o un blog non possono che aiutare l’Autore dell’opera in questo obiettivo, fornendogli a titolo gratuito una più o meno vasta platea. Poi che il sito o blog in questione abbia dei banner, questo non ti assicura che ci guadagni, perchè tu Autore dell’opera o Autore della Licenza non hai i mezzi per stabilire se si tratti di una realtà commerciale (=a scopo di lucro) o meno. I banner potrebbero benissimo bastare a mala pena per ripagare delle spese di gestione del server, per dire. Non credo sia il caso de La Repubblica, ma non potendo tu, autore della CC, accedere ai loro registri contabili, devi riternelo alla stregua di un qualsivoglia altro sito. Il fatto poi che sia un sito gratuito per il pubblico è una ulteriore riprova del mio pensiero: al pubblico non costa niente vedere questo filmato, cosa che invece non avverrebbe se fosse masterizzato su un CD in vendita in edicola, col prezzo ben in evidenza. My 2 cents.
27 May 08
8:43 pm
Non c’è bisogno di fare ipotesi, sul sito CC è scritto chiaramente cosa si intende pur utilizzo non commerciale:
http://wiki.creativecommons.org/DiscussionDraftNonCommercial_Guidelines
27 May 08
9:42 pm
e tu che ne sai se hanno chiesto il permesso oppure no?
28 May 08
12:30 am
David, no: non hai capito. Spari a zero su tutto, capita che poi il 10% di quello che semini (leggi, delle cazzate che dici) ti ritorna sotto forma di “qualcosa”. Quindi su quello ci fai il tuo castello. Inizi a cucire rapporti, fare networking, e quant’altro.
Le persone se attaccate tendono, generalmente, a spiegarti - alcune volte motivando in modo servile - il motivo della loro scelta. Questo ti porta, psicologicamente, ad avere dei vantaggi sulle stesse che generalmente non potresti mai avere.
E’ quello che prova a fare lui. Peccato che, scusate la sincererita’, è tutto fumo ed è incompetente sull’80% delle cose che tenta di comunicare. :-)
Shalom.
COMMENTO DI MATTEO: se volete sapere il perchè di tanta acredine è semplice: Giuseppe è l’invasato ciellino di http://signoraggiomondiale.blogspot.com/2008/01/associane-aiart-di-giuseppe-antonelli.html che non ha preso bene i miei post su Dio. StramegaLOL!
28 May 08
8:14 am
@David
Credo tu abbia colto il punto. Come nel caso di Nova i media tradizianali tendono ad USARE bicamente qutto quello che trovano per fare informazione.
Disprezzano il web con allarmismi da “è pieno di Orchi” salvo poi utilizzarelo a qualunque fine quando fa comodo.
Ma ogni realtà ha le sue regole, e il Web non è da meno: e le varie entità che ne fanno uso DEVONO conoscere ed applicare le regole.
E’ un po’ come gli OT e le catene di S.Antonio nelle mailing list: non ti da fastidio il mesgio “in sèe per sè”, ma ti urta invece la macanza di quel MINIMO di tichetta che nel % dei casi si chiama RTFM.
28 May 08
8:15 am
@ Giuseppe
Ma LOL! Contaci, davvero…
Tant’è che sei qui a leggere, vero? :)
@ IO
Semplice: ho contattato l’autore.
28 May 08
8:31 am
@ Eldino
Sfortunatamente, però, quello che “pensi” tu non ha ancora valore legale. La licenza, invece, sì. :)
La definizione di commerciale è ben spiegata nella licenza e comprende qualunque realtà che ricava principale profitto dall’attività online. Quindi anche Repubblica.
Anche la via del “tanto lo promuovono ed è un bene” è un po’ una fesseria… Esiste il Fair Use e ne possono tranquillamente pubblicare immagini, il link etc.
Ad integrazione posso proporti un paio di link come quello di Lessing:
http://www.lessig.org/blog/2007/12/commonsmisunderstandingsasca.html
O più precisamente (nel senso che ne tratta in modo più approfondiot) CrabWalk:
http://www.crabwalk.com/archive/2008/03/29/creative_common.php
Spunti interessanti sono anche quelli JMG fa presente nel suo blog un po’ di tempo fa:
http://www.jmg-galleries.com/blog/2008/03/30/creative-commons-only-as-good-as-those-that-use-it/
Cheers.
M.
28 May 08
8:47 am
@ Marco
L’ho anche il il link, ma come puoi vedere andando a dare un occhio si tratta del DRAFT per la riscrittura, che dovrebbe avvenire nel 2008…
Fino a quel momento credo valgano ancora le pronunce legali sino ad oggi!
M
28 May 08
10:24 am
@ Matteo:
“La definizione di commerciale è ben spiegata nella licenza e comprende qualunque realtà che ricava principale profitto dall’attività online”
Si, il problema è che non puoi stabilirlo con certezza, puoi solo ipotizzarlo. La Repubblica è un giornale cartaceo prima di tutto, quello si paga, ha un prezzo di copertina ben in evidenza il che ti dice che ci guadagna. Ma dal momento che la versione online non ha un prezzo all’utente finale, è gratis (per cui non guadagna sicuramente dagli utenti), restano i banner. Ma anche Jamendo li ha, quindi? E’ commercial use anche quello? Perché Jamendo no e Repubblica sì? Chi stabilisce la distinzione tra siti? Nessuno può, perché non puoi contabilizzare gli introiti dei banner :)
E poi, La Repubblica non fa accessi (principale fonte dell’eventuale guadagno) solo con quel video, ma è solo una parte di un tutto. Su 1000 utenti, quanti pensi che si siano connessi a La Repubblica esplicitamente per vedere quel video? Io penso solo qualche utente di questo blog… ;-)
E ancora: Youtube ha i banner, quindi che facciamo, togliamo tutti i video CC da youtube, magari messi dagli stessi autori ma taggati come NoCommercial perché non vogliono che uno li stampi su DVD e li rivenda (palese guadagno), ma che, in pieno spirito CC, vogliono diffondere le loro opere a macchia d’olio?
E ancora: se sei convinto di questa tua affermazione (”Anche la via del “tanto lo promuovono ed è un bene” è un po’ una fesseria…”), allora penso che tu non sia abbastanza dentro alla CC, e che non ne abbia compreso a pieno nè lo spirito nè perché è nata, nè tantomeno perché ha tanto successo… tra chi produce contenuti intendo :)
Quello che sostieni tu si chiama “copyright”, non “copyleft” ed è una concezione vetusta dell’era pre-informatica. La Repubblica, come un blog con i banner, come Youtube o come qualsiasi altra realtà online, sono prima di tutto informazione, possono fare solo del bene alle opere in CC, che se tutti la pensassero come te o come i post che hai linkato (alcuni spunti sono interessanti), sarebbero relegate ad un buggigattolo oscuro e tetro o sarebbero piratate.
Le opere in CC hanno bisogno di visibilità, non di paletti. Sono nate sul web e sul web devono diffondersi per poi arrivare alle realtà meno informatizzate. Il NoCommercial è ok, ma se è palese e dimostrabile. Sennò è solo una gacciata sui testicoli.
E’ solo il mio pensiero dettato da una quinquennale esperienza nel campo, è vero :) ma anche il tuo o quello della gente che linki lo è. Fin quando non ci sarà un giudice che si pronuncerà in merito, non sapremo chi ha ragione.
Fino ad allora, ci resta solo il buon senso :)
Il mio mi dice che se fossi un videomaker e i redattori di La Repubblica pubblicassero il mio filmatino sul loro sito, per me sarebbe una grande soddisfazione.. a te cosa dice?
Saluti.
28 May 08
11:25 am
@ Eldino
Quale parte di “pubblico IO su youtube i MIEI contenuti” non ti è chiara?
28 May 08
2:34 pm
La parte che afferma che non è affatto detto che l’autore del video coincida con la persona che lo pubblica su Youtube.
Anzi, facendo una stima per eccesso, direi che al massimo un 30% dei video su Youtube sono prodotti (nel senso di “creati” non nel senso di rippati, tagliati, scaricati da altre fonti etc) dai rispettivi uploaders.
Ma ammettiamo che sia il caso in cui coincida: io pubblico il mio video in CC con l’attributo NoCommercial perché non voglio che qualcuno ne tragga un guadagno DIRETTO (ovvero masterizzandolo su DVD e rivendendolo, affittandolo etc), ma nel momento in cui lo carico su Youtube, se fosse plausibile il tuo pensiero (ovvero che sito con banner = commercial site), per dargli visibilità etc, sono io autore che per primo vengo meno alla licenza che ho scelto per distribuire il mio lavoro, il che è un paradosso.
Cosa vuol dire questo? Che NoCommercial non indica siti con banner, perché se lo facesse, darebbe vita ad un’ambiguità legislativa. Il guadagno INDIRETTO non è contemplato, perché altrimenti sarebbe dare del “pirla” al creatore delle licenze CC. In più, lo ripeto, non c’è modo di stabilire se vi sia un guadagno INDIRETTO e se/quanto di questo sia possibile grazie all’uso di quella particolare opera. Sinceramente parlando, davvero Lei pensa che il video citato nel suo post porti guadagni a La Repubblica, sito di proprietà di uno dei gruppi editoriali più importanti d’Italia? O anche, ragionando in larga scala, pensa che davvero il sito larepubblica.it contribuisca al bilancio del Gruppo Editoriale L’Espresso per più di un punto percentuale? Prima di rispondere, pensi che sta paragonando un sito (seppur molto visitato) con realtà come il secondo giornale nazionale per vendite, Radio Deejay e quant’altro.
E poi mi pare ovvio che il guadagno INDIRETTO non sia contemplato, visto che, Lei mi insegna, l’economia e la sussistenza di Internet sono basate sulla pubblicità. Se fosse considerata “uso commerciale”, automaticamente non esisterebbe nessuna opera in CC sul web o sarebbe un tag automaticamente accantonato da tutti, per cui inutile.
Anzi, non sarebbe mai nata la CC, perché è proprio grazie al Web che arriva nelle nostre case. Gli altri media non la proprio considerano.
Il tag Attribution non dà vita ad ambiguità: ti dice “Diffondi quest’opera segnalando il nome dell’autore”. Fine. Se lo fai rispetti la licenza, se non lo fai no. O o 1. True o False. Boolean. Non c’è spazio per ambiguità.
Stessa cosa per “Derivative Works”. Perché invece per “NoCommercial” dovrebbe esserci un’ambiguità così grossa?
E comunque, l’esempio di Youtube, era appunto un esempio. I punti fondamentali della mia critica alla sua visione erano altri…
28 May 08
7:49 pm
[...] da quando Repubblica è un NON COMMERCIAL Site?“, scritto da LastKnight giorno 27 maggio (link al post) in merito ad un cortometraggio di BluBlu dal titolo [...]
28 May 08
7:49 pm
1) Il copyleft in questo caso non c’entra nulla. Il copyleft è la clausola (che nelle creative commons si chiama share-alike) che vincola la possibiltà di realizzare opere derivate al rilascio delle stesse sotto la medesima licenza dell’opera originale. Il video in questione ha una licenza che vieta tout-court le opere derivate quindi il riferimento al copyleft è fuori luogo.
2) Copyleft, licenze libere e licenze che permettono la libera distribuzione non sono in contrapposizione al copyright. Queste licenze, al pari di quelle proprietarie, sono l’espressione della volontà dell’autore in merito all’esercizio del diritto d’autore sull’opera e traggono quindi efficacia proprio dalle leggi sul copyright
Ma neanche per sogno, l’autore con l’opera da lui realizzata può fare quello che gli pare. La licenza esprime i termini nei quali i fruitori dell’opera possono fruirne, mica può porre limiti all’autore.
ROTFL! L’Internet che usi tu forse.
Falso, esistono svariati libri e CD musicali pubblicati sotto licenze libere (”Codice libero” biografia di Richard Stallman pubblicata (in Italia da Apogeo) sotto GFDL è il primo che mi viene in mente).
28 May 08
7:54 pm
Ho scritto un post (http://eldino.wordpress.com/2008/05/28/it-una-falla-legislativa-nella-licenza-creative-commons-nocommercial-ecco-nascere-un-animato-dibattito-tra-me-e-lastknight/) riassumendo la discussione, perché inerente con le linee argomentative del mio blog. Oltre a copiare e incollare lo scambio di opinioni, ho aggiunto delle ulteriori considerazioni che riporto di seguito per completezza.
Io penso che le opere d’ingegno in CC abbiano bisogno di tutt’altro che inutili paletti pseudo-legislativo per affermarsi come alternativa moderna alle vetuste leggi sul Copyright (che di paletti, diciamolo, ne hanno già fin troppi da sole). Perchè “pseudo-legislativi”? Perché se leggete attentamente ciò che c’è scritto (in inglese) nello screenshot che accompagna il post di LastKnight (evidenziato in giallo nell’immagine sottostante), noterete che la parte che recita: “No commercial websites or televisions are allowed to display this film without the author’s permission” non è parte della licenza Creative Commons adottata (tramite i simboli mostrati) dall’Autore, ma è semplicemente un’aggiunta a cura dello stesso.
La licenza CC-NoCommercial dice solo: “Non commerciale. Non puoi usare quest’opera per fini commerciali.“. Fine.
Per cui, mi viene spontaneo chiedermi, che valore legale ha questa postilla dell’Autore? E’ legalmente equiparabile ad una licenza riconosciuta su scala mondiale come tale? E ancora: cosa si intende per “sito commerciale“? Se ognuno aggiunge le postille che vuole alla CC, perchè la CC non lo rappresenta a pieno, che senso ha la CC?
Per me, un sito commerciale è un sito a cui tu accedi pagando tipo una tariffa mensile, un abbonamento, un po’ come fanno alcuni giornali famosissimi. Il fatto che siano presenti dei banner non significa che tu ci debba per forza cliccare. Certo, ci sono anche i banner che funzionano a numero di pagine viste ma che parte percentuale ricoprono nel bilancio totale?
E’ una situazione controversa, lo ammetto. Basterebbe un tag “No Embed In Ads-Supported Websites” (”e’ vietato embeddare quest’opera in un sito supportato da pubblicità“) per porre fine al questa ambiguità?
Di certo c’è che La Repubblica non viola la Creative Commons, semmai va contro al volere dell’Autore espresso nella postilla in appendice alla licenza da lui scelta. Ed è altrettanto certo che, se l’Autore (che è anche l’uploader del filmato su Youtube), intende sito commerciale = sito supportato da banner, allora lui è il primo a violare la sua postilla (su Youtube ci sono i banner). Per cui o non è così o l’Autore ha le idee un po’ confuse e dovrebbe affidarsi in toto alle Creative Commons, senza note personali a piè di pagina. Anche perché uno dei meccanismi informatici alla base di Youtube è proprio l’embending, per cui non puoi pretendere di caricare il tuo filmato sui loro server gratuitamente e non essere daccordo con la loro politica.
Ditemi la vostra.
O qui o sul blog di LastKnight o sui muri sottoforma di graffiti (postando le foto su Flickr) etc.
29 May 08
2:43 pm
@Italian Grappa!
a) “copyleft” nel senso di cultura libera come alternativa al “copyright”, di cui fa parte anche la licenza CC; left-right… pronto pronto?
b) “non sono in contrapposizione al copyright.” - difatti io ho usato il termine “alternativa al copyright” più volte nei miei commenti. Semmai rappresentano una contrapposizione alla VETUSTITA’ del copyright, essendo più moderne perché modulari e quindi più vicine alle reali esigenze dell’autore.
c) “Ma neanche per sogno, l’autore con l’opera da lui realizzata può fare quello che gli pare. La licenza esprime i termini nei quali i fruitori dell’opera possono fruirne, mica può porre limiti all’autore.” < Potrebbe essere vero ma non in questo caso. Youtube ti fornisce un servizio gratuito a determinate condizioni. Se tu pensi che l’embending ti possa causare danno, allora non carichi lì la tua opera, perché altrimenti si crea un paradosso. Non puoi sfruttare solo quello che ti conviene di Youtube (o siti analoghi). Se uppi il tuo video su Youtube, devi tenerlo di conto che qualcuno potrebbe embeddarlo. Un po’ come approfittare di una promozione gratuita ma imporre delle condizioni a chi te la fornisce.
d) “ROTFL! L’Internet che usi tu forse.” - quella che usi tu invece su che si basa? Grazie a cosa sta in piedi? Ai fondi statali?
e) “Falso, esistono svariati libri e CD musicali pubblicati sotto licenze libere (”Codice libero” biografia di Richard Stallman pubblicata (in Italia da Apogeo) sotto GFDL è il primo che mi viene in mente).” < Vero e il libro che citi l’ho anche acquistato anni fa. Ma è uno dei pochissimi libri pubblicati in libreria sotto licenza CC. Se non mi credi, fatti un giro in libreria e conta tutti libri pubblicati su carta sotto licenza libera. Fai la stessa cosa nel tuo negozio di dischi e nella tua videoteca di fiducia. Dopo vai a casa tua, ti connetti, e inizi a contare i libri in CC disponibili sul web, gli album su Jamendo (9400+), gli album sulle netlabels (100000+), i filmati e i cortometraggi in CC, etc. Infine rivieni qua e rispondi alla seguente domanda, dati alla mano: la cc si diffonde grazie ad internet o grazie agli altri media?
29 May 08
5:10 pm
caro Matteo,
mi ha stupido leggerti così arrabbiato, forse perché quando stimiamo qualcuno per ciò che scrive (ed è il mio caso verso di te) ci dispiace che ci critiche. Posso spendere qualche parola sulla mia scelta?
1) Il video è nel mio blog, sotto repubblica, ma mio blog.
2) In ogni caso mi sono posto il problema di quel warning: mi sono risposto che ho linkato il video al suo indirizzo su YouTube, dove l’ha messo (puoi andare e verificare) lo stesso autore. Linkandolo sto favorendo la disseminazione voluta dall’autore, non sto rubando.
3) E in ultima analisi sì, me lo dice l’esperienza di netmonitor, un link da repubblica porta un mare di traffico. Cosa di cui, convengo, all’autore può non interessare nulla.
4) Ultimissima cosa: convengo sulla natura commerciale di repubblica (abbiamo pubblicità, ne viviamo) ma sotto l’aspetto della pubblicità sono in tanti ad averla, anche tanti blog… il che per me è un bene.
Un saluto grande
vittorio zambardino
29 May 08
5:42 pm
stupito, non stupido, of course