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HackIt_2006: è ora di un Hacking Moderato?

[ 60 ] 04/09/2006 | Matteo G.P. Flora

hack Di ritorno dall’HackMeeting devo dire che le mie impressioni sono decisamente contrastanti.

Premesso che la mia partecipazione è stata legata sicuramente più al ritrovo ed alla cordialità con persone che riesco a incontrare raramente, l’approccio dell’HackMeeting di quest’anno mi è sembrato non solo decisamente “centrosocial-ista” ma anche e soprattutto molto, molto “anarchico-insurrezionalista”.

HackMeeting Ovviamente non è una novità, visto che gli spazi sono sempre stati di forte connotazione politica (cosa peraltro necessaria e sicuramente comprensibile e per moltissimi versi apprezzabile), ma comunque sia la presenza massiccia di scritte inneggianti alla distruzione devastazione e saccheggio” o figure di Forze dell’Ordine con in bella vista la dicitura “il tuo posto è sotto ad un treno”, episodi di vandalismo gratuito e di esaltazione degli stupefacenti non cessano di turbarmi. Non cessano di farmi chiedere assiduamente “Ma tu appoggi veramente questa linea di pensiero? Tutta la linea?“.
E ancora più a fondo la domanda: “Ma questo è veramente l’Hacking Italiano?“.

HackMeeting La scena hacking internazionale è sicuramente orientata alla lotta al “grande fratello” totalitario, tuttavia una così stretta vicinanza a concetti violenti, armati o rivoltosi mi lascia comunque sempre scosso, turbato.
Non mi piace pensare che questa sia la matrice unica della scena hacker italiana, forse anche perché marginalmente mi piace pensare (a torto a ragione e con molta, molta umiltà) di rientrarci. Eppure molte delle persone che conosco e che ritengo amici sono sicuramente degli ottimi hacker in senso etimologico, sono persone di sterminata competenza e a volte con passati burrascosi, ma attualmente non solo sono tremendamente tranquilli e sereni, ma anche pragmatici nelle scelte e fortemente orientati al problem-solving anzichè all’attacco. Anche politico.

HackMeeting Penso che sia sicuramente necessario connotare politicamente una posizione, una ideologia, un pensiero, ma penso sia altrettanto importante fare conoscere all’opinione pubblica le ideologie di quella gran parte degli hacker che al contrario del collettivo di HackMeeting non espongono manifesti che parlano di uccidere qualunque poliziotto, non inneggiano a distruggere e saccheggiare, non parlano di Okkupare e spakkare il kranio ai fasci, ma semplicemente desiderano fortemente un controllo minore da parte dello stato, una ingerenza nella privacy più moderata, una più agevole distribuzione dei media senza DRM di sorta, una maggiore permeazione delle realtà Open Source in Italia.

HackMeeting Credo che sia forse ora, nonostante sia sicuro che il termine farà inorridire molti e me ne inimicherà altrettanti, di una scena hacker Moderata, una scena a cui importi evolvere il sistema, a cui importi guidare l’opinione pubblica, a cui importi l’intransigenza su determinati vincoli e determinate ideologie di salvaguardia delle Libertà Digitali ma che aborra l’utilizzo della lotta armata, del cracking e delle manifestazioni violente in genere.

HackMeeting Forse una parte di noi sta invecchiando (io compreso, con i miei quasi trent’anni), ma forse con l’età si cerca di mediare e di capire. Non parlo, sia chiaro, di “Hacking all’acqua di rose” o di “hacking rosa“: sono profondamente convinto della necessità di manifestazioni, di scene di piazza, di sit-in o di NetStrikes, ba non so raffrontarmi e non capisco la lotta armata del cracking senza quartiere e delle bande armate.

HackMeeting Che sia chiaro, sono semplicemente i miei umili 2 eurocents, ma spero qualcuno di migliore di me li raccolga ed aggiunga i suoi, per arrivare a fare pesare questi nostri piccoli eurocents e portarli non a guidare l’economia mondiale ma magari a decidere qualcosa sulla spesa pubblica.

Che dite, è arrivato il momento di un partito di Hacking Moderato? E se l’hacking fosse APARTITICO come la libertà?

UPDATE: Capendo che la mia è solo UNA delle voci vi invito a leggere altre riflessioni disponibili qui, qui, qui, qui. Inoltre vi invito a leggere per conoscenza personale il commento dell’amico Raoul Chiesa disponibile sulla Stampa. Per par-condicio mi segnalano inoltre l’ottimo articolo di Enrico Rubboli.

UPDATE 2: Siccome sono stato accusato veementemente in parechie list e mail private di parlare senza sapere cosa sia successo e di dire falsità gratuite sulla manifestazione ho pensato di accludere qualche fotografia… Non che siano la sola espressione di quanto accaduto nei tre giorni, ma sono semplicemente la parte che mi ha colpito e amareggiato per molti versi.
Durante gli appuntamenti non era consentito fare fotografie e sarò felice di indirizzare a link che ne contengano…

UPDATE 3: Accolgo e volentieri ripubblico la risposta aperta di Giacomo Cariello su Cyberiade al mio articolo. Non mi sento una voce sola…

UPDATE 4: Gli amici (perchè sia chiaro, contesto i metodi, non le persone) delle Cavallette hanno rilasciato un approfondito e sicuramente illuminante commento alle giornate di HackMeeting . Mi sembra più che corretto referenziarlo perchè possiate vedere “dall’altra parte”.

FERMATI!!!! FERMATI!!!! FERMATI!!!! FERMATI!!!! ** Hei, tu, potenziale commentatore… prima di aggiungere entropia ad un post già entropico, leggi per cortesia qui… Grazie. **

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  1. Hacking dei cerotti…

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Categoria: Digital Freedom, Security and Intelligence

Comments (60)

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  1. pinna says:

    non si capisce perche’ chi vuole un meeting di hackers moderato e scevro da visioni radicali della vita sia venuto all’hackmeeting, che esiste da 9 anni e le cui connotazioni sono ben chiare a chiunque abbia la volonta’ di informarsi.

  2. Davide says:

    @Matteo G.P. Flora:

    Quindi secondo te il fatto che i giornali descrivano una persona come hacker e’ sufficente?

    Lo sappiamo molto bene quale genere di disinformazione diano i quotidiani piu’ conosciuti su questo argomento…

    “La stampa” di hacker non ne sa una bella mazza, così come l’articolista, per cui io non mi vanterei in questo blog (puoi farlo con gli amici o con i genitori che di internet non ne sanno una mazza, con loro avra’ effetto sicuro! salirai la scala sociale!)

  3. Iroino says:

    @Davide

    Piano, piano! Si sente da un chilometro il rimore di te che rosichi!!! Paura di non finire mai in un quotidiano o in qualche telegiornale o di non pubblicare mai un libro come Flora? Povero….

    Matteo è seguito dalla sua scia di apprezzatori per quello che scrive, quello che insegna e quello che mostra giorno per gionro. E? un hacker? E chissenefrega!

    Finchè continua a scrivere di questi argomenti con questa professionalità e competenza può benissimo essere quello che vuole e rimanere per me solo “un grande”…

    E tu, Davide, rosica più piano che dai fastidio…

  4. un aNtonomo says:

    non sono un hacker non sono un autonomo e non vorrei neanche entrare in questa vostra disquisizione per rispetto dei vostri vari percorsi o delle vostre attività…

    MA_purtroppo sono di Parma e ho partecipato e aiutato alla realizzazione di questo hackmeeting 06. dunque provo a dire due cose. prima cosa mi preme dire che è del tutto inutile disquisire se quelli di parma siano anarchici o autonomi(per correttezza, ci sono sia anarchici che comunisti), poichè si è trattato principalmente di un gruppo di persone che da mesi ci hanno messo impegno e sbattimento, pur date le loro enormi difficoltà. seconda, quello che io penso (e chissà se interessa mah) è che davvero è stato creato un momento di libera partecipazione che ha giovato al dibattito che adesso ci/vi ritroviamo/ate a fare(voi hackari e noi boh) perchè lo ha ravvivato. questo penso che sia una delle tante intenzioni di chi ha organizzato il meeting e non mi sembra un intento così discutibile. poi penso anche che se non fossero stati immessi dentro l’iniziativa i caratteri della radicalità e dell’autogestione questo non sarebbe accaduto. da parte mia mi chiedo come si può parlare di hacking moderato, mi sembra una contraddizione in termini. ma questo lo lascio discutere a voi. penso però che nulla è slegabile dalla politica (non dai partiti, che gli rode ancora che non siano stati loro ad organizzarlo) così anche le questioni che vi premono debbono avere una collocazione, che non può essere nè di destra nè di sinistra ;)) quello che penso si sia riuscito a fare davvero è, qui per la nostra realtà, allargare certi contenuti riaperto alla libertà informatica e avere aprire degli spazi attraverso uno strumento come quello dell’occupazione e dell’hackmeeting stesso (e ovviamente questo dato teritoriale e politico può non interessare) e per voi…..ditelo voi poi anche se non moderato questo passo ha dato una grande legittimità e conoscenza dell’hacking, perlomeno per quanto mi vivo io in città, visto che per una settimana e ancora adesso tutti i media locali si affannano per spiegare e inquadrare chi sono davvero gli hackari cosa fanno e così via..senza riuscirci, ma noi ci siamo riusciti tutti insieme e da soli secondo me . non avevo ai partecipato ad un hackmeeting e penso che sia una grande fikata. poi volevo ringraziare tutti quelli che si sono sbattuti insieme a noi e più di noi per attivare il posto e realizzare l’hackmeeting :* e ce l’abbiamo fatta.

  5. teknux says:

    saltando le premesse, vado al punto:

    sebbene potrei condividere alcuni punti della tua analisi, io proporrei la questione sotto altri punti di vista, cominciando dall’assunto: se sei veramente “libero” dovresti sganciarti da tutto (ideologie, politica, etc) e concederti solo al confronto diretto con altre persone, il resto (purtroppo) è solo un perdere tempo dietro a falsi pretesti/problemi (striscioni o cartelli fatti da altri). questo non vuol dire essere apartitici/apolitici, e neanche solo sfuggire da facili etichette, ma significa non lasciarsi confondere dal contesto o da chi ha bisogno di riconoscersi in qualcosa (visto che quando avviene muoiono tutte le premesse iniziali). il solo fatto di mettere in dubbio (lo so, con una domanda volutamente retorica) l’hacking italiano porta alla luce un certo “condizionamento” diffuso. il solo proporre un “hacking moderato” vuol dire solo creare un ulteriore movimento che si riconosce sotto una nuova etichetta (nota: se parlassimo di politica o giardinaggio al posto dell’hacking sarebbe uguale). non credo ci debba essere qualcuno che ti confermi che un hackmeeting sia solo quello che hai visto in un centro sociale no? ;) se non ti riconosci nella lotta armata e nessuno ha il diritto di criticarti (lo do per scontato come principio), perchè ti crei il problema degli altri? tu stesso hai ammesso di essere andato all’hackmeeting (anche) per rivedere un po’ di amici e smanettare un po’, è più che sufficiente. questo, secondo me, vuol dire libertà, quanto è vero che l’hacking è un’attidudine e non riguarda solo l’informatica.

    scusate la logorroicità :P saluti, tek

  6. [...] Non sono un hacker e tanto meno sono mai andato ad uno di questi raduni (o altri internazionali). Le mie conoscenze informatiche al momento son piuttosto acerbe,anche se faccio sempre del mio meglio per ampliarle,soprattutto perchè l’informatica mi appassiona davvero molto.Ho letto vari post,articoli e quant’altro sull’ultimo HackIt di Parma e vorrei estendere i miei pensieri,cercando di stare sopra le parti,poichè non ho presenziato questa manifestazione e credo di non afferrare veramente cosa sia un hacker (non propinatemi le definizioni wikipediane o le classiche stereotipate,mi sembra che alla domanda ormai si possa rispondere solo soggettivamente).In linea di massima,mi piacciono i commenti di Roul Chiesa (vedi wikipedia) e quelli sul blog di Matteo Flora: sostanzialmente sembrano non riconoscersi in un contesto in cui sembrano emergere sentimenti di rabbia,uno schieramento politico marcato di stampo anarco-sinistroide antifascista e in generale l’uso di “attivismo politico mediante l’utilizzo dell’hacking” (n.d. Chiesa) piuttosto che qualcosa di più spassionatamente tecnico. Con questo non voglio giudicare male una rappresentazione in cui vi ho partecipato,ma solo sfruttare questi post per fare dei pensieri: è possibile riunire le persone accomunate da una passione senza stare sotto l’ombrellone della politica in maniera opprimente? Non voglio dire che l’hacker non debba fare politica e si debba fermare solo a disquisizioni tecniche (anzi,ben ci sta,sono uomini anche loro! Condivido anche il post di Cariello),ma la manifestazione descritta in questi toni sembra veramente una cosa deludente,che appiattisce tutto. Riduciamo una manifestazione così a qualcosa sullo stile “centro sociale”? A me non frega niente se quando vado in un posto ci trovo gente di destra,sinistra o centro,mi basta che sia gente che abbia una propria testa per pensare e che creda in quel che dice e fa e soprattutto che sia simile a me per certe passioni. Stop. Dovrebbe essere anche una manifestazione aperta a tutti,quindi dovrebbe avere meno etichette e meno bandiere possibili (cosa che certi striscioni ignoranti invece fan proprio cadere le braccia..). Poi le filosofie di pensiero possono in un certo senso variare: se tutte le persone son diverse le une dalle altre,lo saranno anche gli hacker fra loro no? ^_^ Voi che ne pensate? Sarebbe bello sentire qualcuno che vi è stato e magari sentire qualcosa di positivo a riguardo,visto che in rete non mi pare che commenti positivi siano in voga. [...]

  7. Virgilio says:

    qualcuno ha detto:

    non si capisce perche’ chi vuole un meeting di hackers moderato e scevro da visioni radicali della vita sia venuto all’hackmeeting.

    ed ecco il punto: quelli che vengono all’hackmeeting non sono tutti “non moderati”, non hanno tutti visioni radicali della vita. Non tutti sono autonomi, non tutti sono anarchici, non tutti sono uguali. Non tutti si esprimono allo stesso modo, non tutti metterebbero a morte gli sbirri, non tutti amano certi linguaggi o certi simboli in bella mostra sugli striscioni. Tutti però sono uniti dalla stessa voglia di non farsi strumentalizzare da niente e nessuno. L’hackmeeting è fatta di gente che ha la stessa attitudine e lotta per gli stessi obiettivi…..L’hackmeeting è politico (un hackmeeting apolitico avrebbe a che fare con i geek ma non con gli hacker), ma proprio perchè è politico non è sovversivo e non ghigliottina le diversità! Chi propaganda un hackmeeting sovversivo e politicamente schierato strumentalizza e inganna…. Centinaia di gente partecipa all’hackmeeting e gran parte di coloro che tengono seminari a 1000 palle non è sovversiva e non odia nemmeno gli sbirri…semmai è molto critica nei confronti del sistema…e mentre lotta contro non sbraita, non si mette in mostra, semmai rischia anche un pò di più il culo e la faccia…perchè lo fa dal di dentro… e ce ne sono tanti (giornalisti, professori universitari, conferenzieri, scrittori…tutti da sempre ospiti stabili e stimati dell’hackmeeting). Quindi non raccontiamo palle!!!

    Non ci sono gli hacker che vanno all’hackmeeting e quelli che non ci vanno…La diversità, viva a dio, esiste anche dentro all’hackmeeting stesso…..

  8. Tibullo says:

    Se vai all hack it per una tre giorni di condivisione, ma invece di condividere ed apprendere trovi il tempo e la voglia di fotografare ste cazzo di immagini, è evidente che eri andato gia con l’idea di farci su un pezzo del genere, deduco da questo che sei poco hack, e molto shit!

    [Commento NON firmato, con mail e sito web farlocco... Facile così, vero ;)]

  9. X-Files says:

    A mio avviso i veri hacker non escono solo dalle università. I veri hacker sono quelli che hackerano e stop. Che poi gli universitari sono più bravi perché hanno studiato informatica (ingegneri informatici ecc ecc) è un altro discorso.

    Cmq per essere hacker non basta solo studiare all’università…

  10. Devo ammettere che le tue riflessioni politiche mi trovano vicino e’ sempre gradita la tua voce, ed e’ sempre benvenuta la tua riflessione o comunicazione. Se ne avessi voglia ci trovi sul sito.

    cla