Di ritorno dall’HackMeeting devo dire che le mie impressioni sono decisamente contrastanti.
Premesso che la mia partecipazione è stata legata sicuramente più al ritrovo ed alla cordialità con persone che riesco a incontrare raramente, l’approccio dell’HackMeeting di quest’anno mi è sembrato non solo decisamente “centrosocial-ista” ma anche e soprattutto molto, molto “anarchico-insurrezionalista”.
Ovviamente non è una novità, visto che gli spazi sono sempre stati di forte connotazione politica (cosa peraltro necessaria e sicuramente comprensibile e per moltissimi versi apprezzabile), ma comunque sia la presenza massiccia di scritte inneggianti alla “distruzione devastazione e saccheggio” o figure di Forze dell’Ordine con in bella vista la dicitura “il tuo posto è sotto ad un treno”, episodi di vandalismo gratuito e di esaltazione degli stupefacenti non cessano di turbarmi. Non cessano di farmi chiedere assiduamente “Ma tu appoggi veramente questa linea di pensiero? Tutta la linea?“.
E ancora più a fondo la domanda: “Ma questo è veramente l’Hacking Italiano?“.
La scena hacking internazionale è sicuramente orientata alla lotta al “grande fratello” totalitario, tuttavia una così stretta vicinanza a concetti violenti, armati o rivoltosi mi lascia comunque sempre scosso, turbato.
Non mi piace pensare che questa sia la matrice unica della scena Hacker italiana, forse anche perché marginalmente mi piace pensare (a torto a ragione e con molta, molta umiltà) di rientrarci.
Eppure molte delle persone che conosco e che ritengo amici sono sicuramente degli ottimi hacker in senso etimologico, sono persone di sterminata competenza e a volte con passati burrascosi, ma attualmente non solo sono tremendamente tranquilli e sereni, ma anche pragmatici nelle scelte e fortemente orientati al problem-solving anzichè all’attacco. Anche politico.
Penso che sia sicuramente necessario connotare politicamente una posizione, una ideologia, un pensiero, ma penso sia altrettanto importante fare conoscere all’opinione pubblica le ideologie di quella gran parte degli Hacker che al contrario del collettivo di HackMeeting non espongono manifesti che parlano di uccidere qualunque poliziotto, non inneggiano a distruggere e saccheggiare, non parlano di Okkupare e spakkare il kranio ai fasci, ma semplicemente desiderano fortemente un controllo minore da parte dello stato, una ingerenza nella privacy più moderata, una più agevole distribuzione dei media senza DRM di sorta, una maggiore permeazione delle realtà Open Source in Italia.
Credo che sia forse ora, nonostante sia sicuro che il termine farà inorridire molti e me ne inimicherà altrettanti, di una scena Hacker Moderata, una scena a cui importi evolvere il sistema, a cui importi guidare l’opinione pubblica, a cui importi l’intransigenza su determinati vincoli e determinate ideologie di salvaguardia delle Libertà Digitali ma che aborra l’utilizzo della lotta armata, del cracking e delle manifestazioni violente in genere.
Forse una parte di noi sta invecchiando (io compreso, con i miei quasi trent’anni), ma forse con l’età si cerca di mediare e di capire. Non parlo, sia chiaro, di “Hacking all’acqua di rose” o di “hacking rosa“: sono profondamente convinto della necessità di manifestazioni, di scene di piazza, di sit-in o di NetStrikes, ba non so raffrontarmi e non capisco la lotta armata del cracking senza quartiere e delle bande armate.
Che sia chiaro, sono semplicemente i miei umili 2 eurocents, ma spero qualcuno di migliore di me li raccolga ed aggiunga i suoi, per arrivare a fare pesare questi nostri piccoli eurocents e portarli non a guidare l’economia mondiale ma magari a decidere qualcosa sulla spesa pubblica.
Che dite, è arrivato il momento di un partito di Hacking Moderato? E se l’hacking fosse APARTITICO come la libertà?
UPDATE: Capendo che la mia è solo UNA delle voci vi invito a leggere altre riflessioni disponibili qui, qui, qui, qui. Inoltre vi invito a leggere per conoscenza personale il commento dell’amico Raoul Chiesa disponibile sulla Stampa. Per par-condicio mi segnalano inoltre l’ottimo articolo di Enrico Rubboli.
UPDATE 2: Siccome sono stato accusato veementemente in parechie list e mail private di parlare senza sapere cosa sia successo e di dire falsità gratuite sulla manifestazione ho pensato di accludere qualche fotografia… Non che siano la sola espressione di quanto accaduto nei tre giorni, ma sono semplicemente la parte che mi ha colpito e amareggiato per molti versi.
Durante gli appuntamenti non era consentito fare fotografie e sarò felice di indirizzare a link che ne contengano…
UPDATE 3: Accolgo e volentieri ripubblico la risposta aperta di Giacomo Cariello su Cyberiade al mio articolo. Non mi sento una voce sola…
UPDATE 4: Gli amici (perchè sia chiaro, contesto i metodi, non le persone) delle Cavallette hanno rilasciato un approfondito e sicuramente illuminante commento alle giornate di HackMeeting . Mi sembra più che corretto referenziarlo perchè possiate vedere “dall’altra parte”.
FERMATI!!!! FERMATI!!!! FERMATI!!!! FERMATI!!!! ** Hei, tu, potenziale commentatore… prima di aggiungere entropia ad un post già entropico, leggi per cortesia qui… Grazie. **
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Esperto di Sicurezza sembra pretenzioso... Uffa! Diciamo allora piccolo blog di intrattenimento di Matteo G.P. Flora (aka LK) sperduto passeggero della rete, poeta, (poco) santo, e navigatore... E se proprio siete 
04 Sep 06
11:44 pm
Io credo che si confonda l’Hacking con l’asocialità unita alla nerdaggine.
I veri hacker (quelli seri) escono dalle università (o ci sono ancora dentro) e di sicuro non li troverai tra gli studentelli insicuri e sfaticati che passano le loro giornate a BLATERALE di politica (perché di sicuro non ne parlano).
Ciao
04 Sep 06
11:58 pm
Devo dire che concordo molto, io sono una persona apolitica, e piu che sentire di informatica ho sentito alcuni seminari come queli riguardandi ecn.org, che volevano puntare ad unire l’informatica al movimento politico sinistroide.
Io sono qui all’hackmeeting il primo anno e mi aspettavo seminari piu informatici che unire politica ed informatica, avrei preferito non so…. un lan party con torneo a nezuiz o quake3, si qualcosa di piu nerd o geek, che sentire discorsi politici che non centrano una mazza.
Anche il vandalismo non è stato di mio buon gusto, alcuni murales son risultati delle vere opere d’arte, invece delle semplici scritte di denuncia come appunte da te dichiarate le ho trovate di cattivo gusto.
Devo dire che se qualcuno mi punta un pugnale per derubarmi, prima cosa che facio chiamo la polizia che mi difende e mette alle sbarre il malvivente. Non mi è mai capitato che ho telefonato per denunciare uno e mi piglio le manganellate xke li ho chiamati.
Assurdo.
05 Sep 06
12:04 am
Premetto che non sono un hacker. Ma mi trovo in perfetta sintonia con cio che dici. Non credo che un sistema operativo, un software o un semplice algoritmo siano di destra o di sinistra. Trovo molto antipatico dare sempre e comunque una connotazione politica alle cose. Io di anni ne ho una decina in piu’ dei tuoi e l’esperienza mi dice che le ideologie, sopratutto quelle estreme, sono alimentate, controllate e sfruttate da chi delle stesse se ne frega altamente. Anch’io sono per la difesa della privacy, contro i DRM e le posizioni dominanti, ma questo non credo voglia dire essere di sinistra. Come neanche il contrario. E le scelte dei passati, presente e futuri governi stanno lì a dimostrarlo.
05 Sep 06
12:08 am
Detro voglio sfatare questo mito, io ho piu persone universitarie che non capiscono una mazza di informatica nonostante laureati in ingeneria, mentre altre persone autodidatte sempre di mia conoscenza stanno dietro i server ed sistemi informatici di grossisime aziende a livello nazionale ed internazionale che quando vedi cosa combinano ti metti le mani nei capelli.
Io so mettere su un webserver, un mailserver, un proxyserver ed non ho laurea, un mio amico laureato si è presentato ad un colloquio, e gli han chiesto quelle robe li e non sapeva mica proprio dove cominciare.
Non eiste una scuola per l’hacking, oltre che la vita stessa, xke l’hacking è uno stile di vita, una filosofia, e la filosofia non te la fa un pezzetto di carta firmata.
05 Sep 06
12:16 am
Salve,
penso che ci siano cose piu’ importanti della lotta armata
alle forze dell’ordine.
Un blog o una petizione possono fare molto piu’ male.
Se voglio aggredire un Carabiniere mi basta andare allo
stadio, non mi serve studiare per ore sistemi informatici.
La nostra societa’ e’ fott****ente malata!!
Siamo molto lontani dalle mentalita’ degli altri paese.
Non ci preoccupiamo della privacy e la scarsita’ di server
Tor in Italia, per esempio, ne e’ la dimostrazione…
La verita’ e’ che non sappiamo riconoscere il nostro nemico.
Il vero nemico e’ uno stato che costringe il NewsYorkTimes
ad oscurare le notizie. Il vero nemico e’ quello che ci
sbatte fuori dai siti di scommesse esteri. Il vero nemico
non fa risultare i risultati dalle ricerche con Google…
Abbiamo bisogno di informazione…
Ciao ciao,
Ivan
05 Sep 06
1:42 am
Anch’io sono stato all’HackMeeting, dopo molte incertezze proprio a causa del contesto che non mi convinceva. Che dire, era la mia prima volta, i seminari che ho seguito mi sono sembrati interessanti, ma la commistione di hacking e movimento anarcoide mi ha dato veramente un fastidio tremendo. Sono davvero lieto di leggere questa tua riflessione, avevo paura di essere l’unico a pensarla in questo modo…
Tra l’altro è assurdo, e puo’ solo danneggiare il movimento hacker, l’associazione così stretta con un pensiero non solo politico, ma addirittura “estremista” per molti aspetti.
W l’hacking moderato!
05 Sep 06
1:48 am
in francia gli studenti mettono sottosopra lo stato perchè la legge non gli va bene da noi si sta a guardare.
Matteo Flora 30.04.06 19:24
05 Sep 06
1:55 am
Ho sempre immaginato un hacker come colui che usa strumenti (in questo caso software) per uno scopo non previsto; fondamentalmente tutta gente che lavora nel ramo del networking/sistemistico (gente che usa/trova/segnala/chiude falle negli applicativi).
Ora si sta confondendo l’hacker con l’utente medio di computer come dovrebbe essere in un mondo “ideale”.
Con questo non pretendo di appartenere alla prima categoria, però nell’usare linux non c’è niente di hacker, semplicemente si usa un sistema operativo.
All’hackmeeting non sono andato, quindi purtroppo non posso esprimere un parere, ma l’hacker in se è sempre stato “sporchetto” (uno su tutti Mr. Stallman):P
ps. se l’hackmeeting è troppo estremo, si istituisca un geekmeeting, nerdmeeting, quellocheviparemeeting, esercitando in toto la propria libertà di essere e di agire.
05 Sep 06
2:32 am
Quest’anno ho avuto modo di vedere cosa e’ l’hackmeeting.
Tra utenti Winzozzeria e Mac Os XYZ non saprei dire quali fossero i migliori.
Manca un minimo di credo e di pura e semplice curiosita’.
Non vi era una singola persona che stesse programmando in qualunque linguaggio concepito dall’uomo in ambito informatico.
Non capisco perche’ esiste la necessita’ reale, di abbracciare un determinato credo politico per “essere un’hacker”.
Oramai non credo piu’ nella favola dell’hackit ma in coloro che nutrono una sana curiosita’ verso tutto cio’ che li circonda.
Il termine ormai e’ diventato una moda per i piu’ giovani che credono che basti saper usare una shell per diventare come tali.
Manca la cooperazione, la voglia di creare e portare avanti dei progetti e non cose del tipo “come costruire una Cantenna(vedi lista seminari)” o simili.
Spero sinceramente che tutto cio’ cambi
Saluti
05 Sep 06
3:02 am
Io sarei dovuto andare all HM ma all’ultimo momento ho dovuto rinunciare.
A quanto leggo in giro pernso di non essermi perso niente.
Penso che le idee politiche non centrino un gran che con l’Hacking, ma forse non ho ben chiaro le cose.
Non so se posso definirmi Hacker: lavoro nell’ICT, uso Linux, programmo, ho un web server sotto la mia scrivania dove tengo il mio blog e mi diverto a smanettarci cercando di renderlo completamente automatico attraverso qualche riga di codice che definisco hack.
In questo non c’è nulla di politico, ma ci sono sicuramente delle “sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni imposte” (da me stesso nella maggior parte dei casi).
Logicamente mi interesso di come va il mondo digitale con particolare attenzione ai temi di privacy e legislazioni e ho le mie idee che non sono sempre della stessa parte politica.
In ogni caso sembrano molto meglio i vari Linux Day: anche li è possibile trovare qualche frangia di sinistra radicale, ma anche qualche imprenditore con idee certamente diverse.
05 Sep 06
6:03 am
Caro Matteo, mi fa piacere leggere il tuo pensiero su quanto sta accadendo all’underground informatico. Ho letto anche i commenti di Raul Chiesa e di Enrico Rubboli. Forse, guardando le cose un po’ piu’ dall’alto e analizzando l’evoluzione del mondo dell’informatica, possiamo dedurre che ad oggi esistano diverse categorie di “entusiasti” informatici (e non), e tutti adottano il nome di “hacker”. Questo genera confusione e malcontento. L’opinione pubblica non sa distinguere tra crackers ed hackers, figurarsi se si possano fare ulteriori distinzioni. La vecchia scuola (leggi il mio pensiero su http://www.excomputer.net) e’ quella che oggi fa il vero underground, in silenzio ed in piena privacy. Ricordi il film “War Games” dove il vecchio “hacker” diventa eremita per fuggire ad una tecnologia che prende il sopravvento? E’ un’ottima metafora che rappresenta come le vecchie generazioni di hacker reagiscono alla frenetica innovazione: non rifugiandosi in un’isola deserta, ma coltivando le proprie vecche passioni a piu’ “basso livello” (parafrasando i sistemi di programmazione), rispetto a quanto fanno le nuove generazioni. E come sottolinei tu nell’informatica si invecchia presto. I tuoi quasi 30 anni, ed i miei “thirty something” sono troppe generazioni (informatiche) di distanza dai giovani che con difficolta’ chiamo hackers, ma, che ci piaccia o no, rappresentano per l’opinione pubblica l’immagine dell’hacker di oggi. Non so se, per esempio, leggano 2600 (http://www.2600.org) o cosa discutano nei loro gruppi di discussione, cosi’ come non ho idea di quale sia la loro etica. Mi chiedo se sappiano veramente come le cose funzionano (tecnicamente intendo), e cosa li faccia sentire orgogliosi di se. Vedo i defacing fatti comunemente usando qualche script che usa un bug in qualche CMS (mi e’ anche capitato personalmente per una vecchia installazione di PHPNuke fatta da un collaboratore sul mio server), e vedo che l’accostamento “politica/script kiddies” e’ comune in molte nazioni (italia, brasile, turchia, etc). Che dei poveri vandali (informatici e non) si definiscano per questo “hackers”, che organizzino meetings nei quali augurano la morte alle forze dell’ordine(come leggo - io vivo in Indonesia, quindi non avrei potuto partecipare comunque), e che questo provochi risentimenti in chi ha una diversa etica, lo capisco, ma cio’ che mi preoccupa non e’ tanto l’uso inappropriato del termine hacker, ma il fatto che quello che io definisco il vero “hacker”, rischi di essere una specie in estinzione.
Complimenti per il tuo sito,
Roberto Capodieci
05 Sep 06
6:51 am
Purtroppo è sempre l’ignoranza che regna sovrana in certi ambienti. Altrimenti dovrebbero sapere cosa si intende per “hacker” e quindi comportarsi da tali. Il famoso libro HACKERS di Steven Levy è già sufficiente a chiarire le idee, è un libro di storia dove si può apprendere il significato di “hack”(l’originale e non quello distorto da giornalisti spovveduti). Poi ovviamente si possono semplificare le cose andando a leggere la definizione di hacker sullo Jargon File di Eric S. Raymond, ovvero: “Una persona che trae piacere nella sfida intellettuale di scavalcare o aggirare creativamente dei limiti”. Scusate lo sfogo ma sono stanco di vedere l’ennesima manipolazione politica di movimenti di giovani che dovrebbero essere finalizzati alla condivisione di conoscenza, invenzioni, trovate e qualsiasi altra cosa che porti innovazione.
Saluti, Danilo.
05 Sep 06
10:34 am
E perché mai dovrebbe essere una ‘figura in estinzione’? Come ho scritto sul mio blog (http://maipaura.wordpress.com/), se questo è hacker, io non lo sono. E se l’hackmeeting doveva mostrare qualcosa alla città ospitante, alla mia città, beh, ha confermato l’idea di un mondo hacker sottoinsieme dell’anarchismo-blackblock (altra “bella” parola inglese… in effetti potrebbero suonare giornalisticamente simili!).
Mentre io credevo che un hacker fosse Richard Matthew Stallman. Che non ha mai picchiato un poliziotto o dato dello stronzo ad uno che non aveva le sue idee. Sostenere con forza le proprie idee non è okkupare, non è distruggere (anche solo a violente parole).
Sono ancora affascinato dall’intervento di Stallman a New York, alle Nazioni Unite (pochi giorni fa). La sua lotta politica è stata ‘chiedere in quale formato sarà trasmesso il webcast della tavola rotonda’. Se l’avesse saputo prima (era in RealMedia), non avrebbe partecipato. Non ha detto ‘avrei preso dei mattoni e mi sari messo a tirarli contro il palazzo di vetro, magari si incrina’.
05 Sep 06
10:44 am
[...] EDIT: sembra che io non sia l’unico, anzi. vedi, per esempio, qui… [...]
05 Sep 06
10:58 am
Mah!
Credo che anche tra i presenti commentatori, così come tra i partecipanti all’hackmeeting ci sia un pò di confusione, in primis nel momento in cui si dichiara di non voler fare politica ma per contro si fa critica verso lo stato per le politiche in ambito informatico sui DRM e quant’altro… questo è già, volenti o nolenti, fare politica…
Sono pienamente concorde che il tutto dovrebbe essere farcito da una maggiore progettualità anzichè da giochini come le “cantenne”, ma per cortesia non venitemi di quake e giochini perchè se l’Hackmeeting dev’essere apolitico non per questo dev’essere …”apatico”…direi che siamo circondati da situazioni sociali ben più importanti che non l’ultimo film dei fratelli vanzina da craccare o dell’ultima release dello sparatutto del mese…
E questo l’hacking lo può affrontare, in maniera intelligente e mettendoci la testa invece che ormoni e brufoli…tra parentesi vorrei precisare, per non ingenerare dubbi, che sono tra quelli che hanno un…certo orientamento “politico” (chiamiamolo così)…ma vorrei anche aggiungere che spesso viene ingenuamente fatto proprio da quindicenni ormonati che dovrebbero cercare di maturare ben oltre i murales “sfacio-fascio” o lo “sfascia-la-pula”; quel che è certo è che criticare un ideologia ignorandone le vere fondamenta e una storia oramai secolare, ma solo sulla base di quello che sono oggi purtroppo molti centri sociali (giochini per quindicenni) e che si rende manifesto tramite chi li gestisce non rende certo merito a nessun “apolitico”…..
Per essere “apolitici” si rende comunque necessario conoscere la politica per poterla rigettare e chiunque lo abbia fatto sa bene quanto è ampio, vasto e diversificato il movimento di cui sto parlando e quanto esso stesso rigetti la politica.
Inoltre se la stampa è notoriamente ignorante in materia informatica, manifesta di esserlo altrettanto quando scrive veline su anarco-insurrezionalisti a cui il lettore abbocca acriticamente.
Scusate l’OT, non volevo addentrarmi in ambiti estranei che magari neanche interessano, ma ritenevo che i commenti precedenti lo richiedessero. Continuo comunque a ribadire la mia concordia sulla necessità di una forte maturazione dei partecipanti all’hackmeeting sotto molti profili e su quanto la curiosità intellettuale, che dovrebbe essere propria dell’hacker, può positivamente produrre e far crescere la gente.
Aldo….
05 Sep 06
11:06 am
@ALDO:
Come potrai vedere rileggendo con tranquillità l’articolo non parlavo di Hacking Apolitico che ritengo a tutti gli effetti una impossibilità in termini.
Parlavo di impegno politico e di hacking moderato ritenendo la libertà solamente come bene (forse) apolitico.
@ROBERTO:
hai perfettamente ragione, amico mio, e al solito siamo perfettamente in fase sulle direttive da seguire e sulla ideologia che deve essere e vuole essere un hacking puro…
@DETRO:
Non ti so dire. GLi unici due Hacker che conosco usciti da una università sono competentissimi. Ma non più delle altre decine e decine non universitarie. Mi sembra la tua (modestamento) una semplificazione essessiva ed una generalizzazione non sempre corretta…
Detto questo sono pronto a ricredermi…
05 Sep 06
11:10 am
Non sei l’unico a pensarla in questo modo.
Parlando con un tipo che era ad un hackmeeting mi sono sentito dire che le intefaccie grafiche sono state inventate per “fottere il popolo” perché per usare un computer basta la console..
05 Sep 06
2:30 pm
Ciao LK, ho letto il tuo report ed i commenti che sono seguiti e spendo i miei 0,02€ per dire la mia opinione.
Mai stato ad un hackmeeting. Preferivo webbit, dal lontano 2002 anche adesso che è diventato più “commerciale” sotto la veste di eAcademy. Sì continuo ad andarci perché il messaggio di ricerca ed approfondimento è, per quello che mi riguarda, indipendente dalla confezione della manifestazione.
Apoliticità? Mah… io posso anche dire che ci sono cose che non funzionano, ad esempio parlando di libertà digitale, però come emerge dalla tua analisi c’è modo e modo di esprimere le proprie idee.
Spero che la scena hackish italiana cambi ma che soprattutto ci sia più spinta sulle cose realizzate quanto sull’urlare “contro il sistema” per risultare i più cattivi…
Il tutto con abbondanti dosi di IMHO, of course.
Ciao ciao
sp0nge
05 Sep 06
2:55 pm
1)
DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO (e non distruzione e saccheggio, come dice l’autore di questo articolo) è un reato che negli ultimi anni è stato affibiato a moltissimi compagni per (NON) aver distrutto vetrine o auto in vari cortei.
E’ un reato previsto dal codice Rocco che originariamente era punito con la pena di morte. E’ un “delitto contro l’ordine pubblico”, che non ha nulla a che vedere con singoli atti di distruzione o vandalismo. E’ equiparabile all’associazione mafiosa e all’omicidio di pubblico ufficiale.
Per intenderci, è stato contestato ai responsabili del disastro del Vajont (3000 morti, 3 paesi distrutti e 1 paese fortunatamente SCAVALCATO dall’imponente cascata fuoriuscita dalla diga). Prima di Genova, mai era stato usato in riferimento agli scontri avvenuti in un corteo.
2)
Il posto dove sei stato non ha nulla di anarchico. Sono AUTONOMI. Le differenze sono lampanti per chiunque sappia cosa sia l’anarchia e cosa sia l’autonomia; è evidente che l’argomento non può essere approfondito con un commento ad un post su un blog.
3)
Non condividi il collettivo di Hackmeeting e il suo modo di muoversi? Bene, è tuo diritto. Criticare raramente è costruttivo, non ti ritieni abbastanza intelligente per proporre un’alternativa? Si? No? Cosa aspetti? Deleghi a chi ha idee diverse dalle tue il compito di fare quello che tu vorresti fare? Ma sulla base di cosa?
Queste critiche non potevi farle SUL POSTO alle persone interessate? Non sei capace di parlare? Sai solo scrivere?
E non permetterti di dire che il collettivo di hackmeeting è una banda di assassini. Questo va al di là di ogni buon senso e logica umana. Non puoi permettertelo. Hai superato ogni limite.
Non te lo dice uno del collettivo, nè un autonomo.
05 Sep 06
3:04 pm
@FEDERICO:
Si farebbe sempre molto più in fretta nelle cose della vita se la gente LEGGESSE invece di sputare sentenze…
Rispondiamo per punti:
1) “distruzione e saccheggio” non è la mia definizione ma la semplice scritta che capeggiava in più punti della struttura e di cui puoi vedere una fotografia. Se non era un concetto “vicino” alla sensibilità degli organizzatori sarebbe stato sifficiente coprirla anzichè lasciarla in plurima bella mostra.
2) Ok, sono ignorante ed attendo una tua più ampia ed articolata dissertazione.
3) Mi sembra che il mio attivismo e la mia trentina di conferenze sull’argomento nell0ultimo anno mostrino cosa si può fare non per 2 giorni all’anno di assemblea ma nel corso di tutto un anno. Il mio impegno è come Direttore dell’ OPSI , come divulgatore e come conferenziere oltre che con questo piccolo blog letto da qualche centinaio di migliaia di visitatori all’anno. E ho anche criticato apertamente “in loco”. Cosa recriminavi oltre a questo?
“E non permetterti di dire che il collettivo di hackmeeting è una banda di assassini.”
E quando lo avrei detto? Mi sembra proprio che tu necessiti una rilettura dell’articolo approfondita e con coscienza. Le scritte che capeggiavano (e che puoi vedere tranquillamente in un paio di fotografie) mi hanno lasciato scosso, non certo la presenza di “assassini”.
Capisci anche tu, credo, che l’inneggiare in questo modo alla violenza non è il massimo della vita…
My 2 cents.
MgpF
05 Sep 06
3:05 pm
Ultima cosa. Eric Raymond in “The Cathedral And The Bazaar” spiega l’organizzazione dei programmatori “open” nei progetti a cui lui ha collaborato. E’ il testo più famoso nel settore. Come mai, per spiegare l’orizzontalità dell’organizzazione di questi programmatori, sente l’esigenza di citare Kropotkin? Credo che quasi tutti i sedicenti hacker l’abbiano letto. Ma forse qualcuno non si è chiesto chi sia questo Kropotkin.
Le 4 libertà del software elencate da Richard Stallman, se analizzate, escludono a priori il concetto di proprietà privata, almeno nel campo intellettuale.
Uno dei primi e più famosi testi che spiegano la differenza tra un hacker e un cracker, dice che un hacker è uno che “entra nei cunicoli in cui non dovrebbe entrare”. Ma questo non porta con sè il concetto dell’invasione della proprietà altrui e il concetto dell’occupazione?
Non è necessario essere anarchici per essere hacker. Ma se non condividi alcuni principi basilari dell’anarchismo, non si capisce cosa sia per te l’hacking.
Per favore, scrivi un doumento sull’argomento. Tra tutti i testi conosciuti scritti da/per hacker, non ce n’è uno che sembri adattarsi alla tua forma mentis.
05 Sep 06
3:10 pm
@FEDERICO:
Sono felice di constatare la tua profonda erudizione e foga, di cui ti sono grato per la condivisione.
La mia definizione?
Semplice:
05 Sep 06
3:23 pm
Ti ripeto che non c’era scritto “distruzione e saccheggio”, ma “devastazione e saccheggio”. Non so perchè tu insista a negarlo, ma “devastazione e saccheggio” è un reato contestato a molti compagni (i genitori di alcuni compagni incriminati hanno tenuto un piccolo dibattito domenica pomeriggio, ma tu forse non c’eri più), mentre “distruzione e saccheggio” non significa nulla.
Io non chiamerei attivismo un lavoro. Ma non è questo il punto. Non mi interessa contestare ogni singolo aspetto della tua vita e della personalità, io ho contestato l’articolo qui presente. Se poi nel tempo libero salvi i bambini o uccidi i vecchi, beh, può essere interessante discuterne se vuoi, ma è fuori argomento.
Vediamo se riesco a spiegarmi meglio:
TU CRITICHI L’HACKMEETING. Non dici “è stato fatto male”, ma dici “andava fatto con uno spirito diverso”. Non ne condividi le idee base. Ma non si capisce per quale motivo gli organizzatori dovessero organizzare l’evento che TU vorresti, e non quello che vorrebbero LORO.
Se hai criticato in loco mi scuso: su questo punto ammetto di aver sbagliato, rimane però il resto.
Non posso essere io e qui a spiegare cosa sia l’anarchia e cosa sia l’autonomia, mi dispiace. Mi devo limitare a invitarti a non confonderle in un articolo pubblico, se non altro per correttezza di informazione. Gli autonomi che hanno occupato lo stabile che ha ospitato l’hackmeeting, nel bene e/o nel male, non hanno nulla di anarchico.
05 Sep 06
3:27 pm
Quello che citi è incontestabile, ma non fa alcun riferimento alle MOTIVAZIONI di un hacker. A volte il motivo per cui si agisce conta più di quel che si fa, non sei d’accordo?
Non mi ritengo particolarmente erudito, sono un qualsiasi ignorante e non ho mai finto il contrario. Ma se dobbiamo parlare di hacking mi rifaccio ai documenti scritti dai vari hacker, altrimenti di cosa stiamo parlando, delle nostre personali elucubrazioni mentali? Sarebbe poco interessante, e al limite si potrebbe fare via email privatamente…
05 Sep 06
3:33 pm
@FEDERICO:
Ho scritto “devastazione e saccheggio” perchè, come puoi sicuramente vedere nella fotografia nell’articolo la scritta recitava “devasta e saccheggia”. Punto.
Credo sia necessario da parte tua indottrinare i kompagni, e non chi come me si limita da ignorante a leggere quello che VOI/loro scrivono/scrivete sui muri dell’edificio che occupate/occupano…
Se cosa faccio nella vita non interessa te, sicuramente interessa chi si chiede perchè sto commentando alcune posizioni. Sono un attimino più in la del semplice e sterile commento “sui generis” per il semplice fatto che da anni mi muovo in un certo ambito, con certe finalità e con certi metodi. Punto.
Non ho detto che il MIO è il metodo corretto… magari il metodo corretto è entrare in parlamento, okkupare la Camera, sgozzare tutti i fasci ke si trovano lì dentro e dare alle fiamme la cartigienica deli bagni parlamentari…
non lo so, io solamente avrei preferito tecnicismo e moderazione per mostrare all’opinione pubblica che ci vede un volto razionale e non da ragazzotti.
Sono stufo di avere un biglietto da visita che recita “security evangelist” anzichè Hacker perchè la gente ha paura che io stupri la sue figliolette o okkupi la sua casa… E come me tanti altri.
E se non sono daccordo con l’ideale di HackMeeting mi sembra di avere il pieno diritto di esternarlo e di proporre alternative, non credi? E se non lo credi credi a me: lo farò comunque…
Un saluto.
MgpF
05 Sep 06
3:36 pm
FEDERICO:
Non sono Machiavelliano e per me il FINE non giustifica i MEZZI.
Ma girando intorno ti sei ritrovato al mio stesso punto di partenza: esistono svariati modi per essere Hacker. Abbiamo visto quello di hackMeeting . Non è forse tempo di un Hacking Moderato?
05 Sep 06
4:02 pm
Se vuoi un ambiente veramente libero poi non puoi accusare tutti per le scritte che trovi in giro.
Quello e’ un centro sociale, cosa ti aspettavi?
Nel centro sociale la gente si esprime come vuole. e un centro sociale e’ l’unico posto dove non facciano storie sull’hackmeeting, pensi che in altri posti gli farebbero fare talk come quelli che hanno fatto? la gente sarebbe libera di accamparsi e mettere i computer dove vuole?
Non credo.
L’hacker moderato e’ una definizione orribile, se sei moderato non puoi essere fermo sui vari principi… magari hacking non politicizzato lo preferisco.
05 Sep 06
4:33 pm
Credo che ripeterò solo cose già dette prima, ma che posso fare?
“Devasta”, non “distruggi”. Ora che hai capito l’hai scritto correttamente, ma nell’articolo c’è scritto “distruzione”. Per me c’è differenza tra inneggiare alla distruzione o reagire provocatoriamente a chi affibbia 8 anni di galera a gente che si è presentata a un corteo senza nemmeno un bastone e che non c’è alcuna prova che abbia distrutto qualcosa. Il punto è esattamente questo. Poi tu puoi continuare a non condividerlo e io non ho intenzione di indottrinarti, non preoccuparti. Basta che tu non distorca gli slogan togliendo il loro significato.
(nota bene: non sto dicendo che l’hai fatto VOLONTARIAMENTE, ma l’hai fatto e nessuno può dirmi di non fartelo notare. punto. per me la cosa finisce qui)
Il tuo articolo ha un valore che non metto in discussione. Ma non perchè fai quello che fai. Se l’avesse scritto un dodicenne, o se l’avesse scritto Richard Stallman, la mia risposta non sarebbe cambiata di una virgola.
Ti ringrazio per aver elencato quelli che secondo te sono i miei metodi di azione. In realtà non è proprio così, e infatti ti pregherei di lasciarli dire a me se lo desidero. Peraltro, non ho mai dato fuoco ai bagni del parlamento e non ho mai sgozzato un fascista.
Mi dispiace che tu sia stufo di evitare di chiamarti hacker. Io ti consiglio di chiamarti hacker ugualmente e di preisare che la tua posizione è molto diversa da quella di altri hacker, perchè loro a te non devono chiedere nulla e viceversa.
Vedi, è una situazione simile alla mia: io non approvo che si sgozzino i fascisti e strategicamente credo che bruciare la carta igienica serva a poco, ma tu per una questione di etichette scrivi ugualmente certe fesserie…
05 Sep 06
4:39 pm
@FEDERICO
Come vedi pubblci direttametne. Non sta a me giudicarti :)
Penso che chi legge sia abbastanza in gamba da capire le posizioni di tutti e due… Come credo siano in gradi di capire quella strana e buffa figura retorica che prende il nome di **ironia**…
My 2 cents. M.
05 Sep 06
5:07 pm
per Davide, hai mai visto come e’ fatto DEFCON ? si fanno, talk, ci si collega come si vuole, c’e’ liberta’, ma non sei in un centro sociale… sei in uno hotel di Las Vegas… e non ci sono scritte strane sui muri…
purtroppo in italia quelli che organizzano questi eventi e che scrivono su questi blog sono attivisti di estrema politica che poco hanno a che fare con i veri hacker che di queste cose non vogliono nemmeno sentire parlare.
e’ sbagliato il concetto che un attivista politico che sa usare un computer sia per forza un hacker… gli hacker sono ben altra cosa… Linus Torvalds non credo che si aggiri per centri sociali per esporre le sue idee.
in italia ce ne sono tantissimi, ma non sono attivisti e non vanno a quel tipo di meeting.
che tra l’altro secondo me autoproclamandosi “hackmeeting” commette l’errore di far credere che quella sia la scena italiana. non e’ cosi’. dovrebbero cambiare nome per riflettere meglio di cosa si tratta… anti-gov-meeting secondo me sarebbe piu’ appropriato…
05 Sep 06
5:22 pm
Condivido la sostanza del post di Matteo Flora, ma trovo infelice il termine “hacking moderato”. Soprattutto quando Matteo più sotto dà una splendida definizione degli hacker:
“tremendamente tranquilli e sereni, ma anche pragmatici nelle scelte e fortemente orientati al problem-solving anzichè all’attacco. “
05 Sep 06
6:37 pm
Ci vediamo tutti all’ HackModeratMeeting…
A parte gli scherzi, trovo le critiche un pocho gratuite, se gli organizzatori hanno una precisa collocazione politica è loro diritto “esibirla” se si vuole costruire qualcosa di diverso, magari in un albergo di lusso, benvenga, la parola “Hack” non ha brevetti.
Molto semplice.
Due precisazioni:
Linus Torvalds è “solo un ingegnere”
Raoul Chiesa invece, sbaglio o è quello che hanno beccato con le manine nei server della banca d’ Italia?
Non so perchè mi viene in mente il ritornello di una vecchia canzone…
“Partirono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivan son tutti pompieri”
Saluti
05 Sep 06
7:38 pm
LastKnight hai dormito per otto anni e adesso ti sei svegliato dal lungo sonno?
“….Da 8 anni ormai ci incontriamo annualmente in una tre giorni di seminari, scambi di idee, dibattiti, apprendimento collettivo, feste e giochi, il tutto rigorosamente in un luogo autogestito. L’intero evento e tutta l’organizzazione tecnico/logistica sono autogestiti e autofinanziati”
leggere il manifesto è sempre un ottimo consiglio!
e adesso attendiamo l’hackmeeting di CL…
05 Sep 06
10:44 pm
Mi dispiace che tu parli di etimologia della parola hacker con un’accezione così personale, permettendoti poi di sostenere con la tua critica come hackmeeting non sia un evento hacker.
Alla domanda “e’ davvero questo l’hacking italiano ?” probabilmente nessuno puo’ dare una risposta esaustiva, nemmeno una persona come te con migliaia di click sul proprio blog.
Avrai sicuramente notato, anche se ne dubito a questo punto, come l’evento hackmeeting sia stato dichiaratamente definito dagli organizzatori come autogestito. Avrai notato come dichiaratamente (esplicitamente) era stato espresso il concetto che chiunque abbia consapevolmente accettato di entrare in uno stabile occupato si sia in qualche modo autodefinito un organizzatore (e non un fruitore di un servizio).
La definizione puntuale stessa di hacker secondo i ragazzi e le ragazze di hackmeeting e’ stata espressa nel manifesto.
Mi fa piacere che tu abbia potuto esprimere il tuo dissenso “criticando apertamente in loco” perche’ e’ evidente che ironizzare sulla violenza non ha le dirette conseguenze di essere violenti, dato che nessuno ti ha torto un capello o messo in condizioni di non poterti esprimere [ti consiglio di rivedere il tuo concetto di ironia, che non e' semplicemente una parola da recitare per difendere le tue scomode posizioni invettive quando ti accorgi di averla detta grossa (e' ironia dire che il nostro metodo sarebbe quello di sgozzare i fascisti in parlamento ? VB ha parlato un'ora di aziende ed organizzazioni politiche e non ha ricevuto altro che ringraziamenti per l'intervento, e lui stesso e' tutt'altro che su posizioni personali autonome)]
La conclusione del tuo intervento e’ emblematica. Ci stai accusando velatamente di essere la rovina della tua cultura hacker gia’ troppo spesso bersagliata dai media.
Non temere, un giorno riuscirai con il tuo hacking moderato ad imporre la tua visione evangelica dell’informatica, ma fino a quel giorno, per favore, resisti nel dire cosa “noi hacker” siamo o non siamo e lasciaci la liberta’ dell’autodeterminazione.
Anche perche’ il tuo hackmeeting(tm) non s’e’ ancora visto e non abbiamo la possibilita’ di smentirti coi fatti nella piu’ bieca gara a chi ha l’exploit piu’ lungo.
La verita’ e’ che c’e’ parecchia invidia verso chi si sbatte e ottiene risultati di certo non universali nella comunicazione a tutte le coscienze, ma sicuramente apprezzabili, che generano risultati tangibili. Tant’e’ che non e’ neanche nostra intenzione raggiungere tutti dato che sono anni che ribadiamo che e’ il nostro modo di essere hacker.
Qualcuno che era all’hackmeeting ha commentato che non e’ necessario che si insegni a violare il database di Banchitalia per aver riconosciuta la propria autocoscienza hacker. I cinquecento ragazzi e ragazze che hanno occupato lo stabile nella tre giorni dell’evento e le complessive piu’ di mille persone che sono entrate e uscite lo dimostrano. Siamo hacker, checche’ tu ne dica.
delarge, che parla a titolo personale e non e’ assolutamente portavoce dei ragazzi e ragazze di hackmeeting
05 Sep 06
10:52 pm
il vero hacker? interessante.
la prima volta che vengo ad un hackmeeting? interessante.
strano che 9 hackmeeting siano stati dentro posti occupati.
strano che durante la plenaria fatta di domenica con 100 persone nessuno a scucito una parola di lamentela. Strano che nessuno in lista hackmeeting abbia detto nulla prima. strano che nessuno dei moderati era presente a riassettare un posto ridotto alla schifezza per 10 anni di inutilizzo.
scollegato da internet, scollegato dalla corrente e l’impianto devastato, scollegato dall’acqua, senza cucina, senza spazi adatti. Ci siamo accontentati di renderlo vivibile, utilizzabile, parlare della comunità di migliaia di iscritti del problema degli spazi. ci siamo riusciti in 7 giorni. l’ottavo riposammo. 2 scritte sui muri lette, sentenze fatte senza renderle palesi alla comunità.
scriviamo.. senza cognizione di causa alcuna.
per i moderati ci sono i lug. (morti.. la maggiorparte!)
05 Sep 06
11:06 pm
“E se l’hacking fosse APARTITICO come la libertà?”
Ti risulta sia stato sponsorizzato direttamente da qualche partito? Guarda, io c’ero: no. Può non piacerti, per carità. Ma confondere “politica” con “partito” è quanto di più sbagliato si possa fare.
05 Sep 06
11:09 pm
EXXON:
Sbaglio o nella Plenaria di Domenica (c’ero anch’io, ricordo) qualcuno (+Kaos) ha detto esplicitamente
“Credo che sia ormai chiara una connotazione politica orientata ad un certo schieramento che ha fatto della radicalità la sua linea?”
Cito a memoria, quindi attendo le registrazioni per confermare… Ma per cortesia, non pigliamoci per i fondelli… :(
05 Sep 06
11:12 pm
DELARGE:
Sono certo che ci riuscirò, e fino a quel momento, siccome sei autogestita e autodeterminata ma soprattutto liberalitaria resisti nel dire cosa “noi hacker” siamo o faremo e lasciaci la libertà dell’autodeterminazione.
Come non posso determinarti io non puoi determinarmi tu…
Spiacente, si chiama proprietà commutativa… ;)
05 Sep 06
11:24 pm
Sbaglio o nella Plenaria di Domenica (c’ero anch’io, ricordo) qualcuno (+Kaos) ha detto esplicitamente
“Credo che sia ormai chiara una connotazione politica orientata ad un certo schieramento che ha fatto della radicalità la sua linea?”
–
Si parlava della connotazione politica di quell’ambito specifico, e quindi dell’hackmeeting. Il che, attenzione, non passa assolutamente per un partito. La radicalità in questione, di cui si parlava, è la volontà di autogestire tutto dall’inizio alla fine, nonché una certa radicalità in risposta alla società in cui viviamo. Sinceramente la parola “schieramento” non me la ricordo, ma è possibile che sia uscita, ed in questo caso non si riferiva certo ad un partito. Sarebbe come dire che siccome tu parli di libertà e moderazione allora sei della margherita, ad esempio, oppure di forza italia, visto che tanto citano questi termini.
Semplicemente esiste un certo giro di gente che ama smanettare pacioccare hackerare (usate il termine che più vi piace, in modo che nessuno si senta toccato nel suo essere l337) e che si sente antifascista, si sente radicale, e al di fuori dello schermo si comporta come tale. A queste persone unire le due cose gli pare naturale.
A me, ad esempio.
E non ho bisogno, te lo assicuro, di nessuna tessera di nessun partito.
Detto questo mi stupisco delle posizioni cosiddette “apolitiche”, che spero arrivino da un uso errato del lessico, e che significhino “apartitiche”, perchè se ami la libertà, se odi chi censura, se hai letto “etica hacker” non puoi sentirti a tuo agio a spiegare a qualcuno che, ad esempio, basa sul colore della pelle discriminazioni varie, o magari anche solo sui soldi. E’ questa gente che non ama la libertà, ed è con questa gente con cui non voglio rischiare di trovarmi fianco a fianco. Ecco perchè scelgo di andare all’hackmeeting.
05 Sep 06
11:31 pm
Cacchio, il prossimo hack-it vengo e faccio tipo Moretti nel 2001 :-)
05 Sep 06
11:31 pm
@TUTTI
Come i lettori sanno sono restio a moderare, ancora più restio a chiudere threads e sempre più restio a non rispondere.
ediamo se riesco a chiarire qualcosa: io NON SONO CONTRO l’HackMeeting, altrimenti, per Dio, non ci sarei andato. non sono CONTRO l’impegno politico, altrimenti non avrei scritto/detto/fatto tutto il marasma contro la censura. Non sono contro nemmeno alle idee sovversive.
Semplicemente NON VOGLIO che in Italia la concezione di hacker sia legata indissolubilmente al concetto di Hacktivism tanto caro (e ci mancherebbe altro!) a HackMeeting.
Non dico di organizzare un’Hackmeeting diverso e non dico nemmeno che dobbiate prendere in cosiderazione le mie affermazioni: semplicmente alcune cose di questo (e altri) hackMeeting mi hanno turbato e ho pensato di condividerle con chi mi segue da mesi (taluni da svariati anni) per un momento di riflessione come in effetti è stato.
Per quanto riguarda il mio HackMeeting non solo è in corso di arrivo, ma come ben sanno le persone che mi seguono da tempo è stato realizzato in decine di incontri e di discussioni.
L’hacker in italia NON E’ SOLAMENTE L’HACKTIVIST che partecipa a HackMeeting e questo è il concetto che voglio, devo, posso dimostrare non solamente alla stampa ma anche alla opinione pubblica del Web, anche all’IT Manager che di giorno in giorno mi chiama, anche alle Forze dell’Ordine, anche alla Pubblica Amministrazione.
Punto.
Eccheddiamine!
06 Sep 06
12:16 am
“L’hacker in italia NON E’ SOLAMENTE L’HACKTIVIST che partecipa a HackMeeting”
Certo che no! Nessuno dei partecipanti all’hackmeeting lo ha mai detto! Per questo non si capisce perchè sempre c’è tutto questo borbottio su quanto sia negativo l’hackmeeting… di manifestazioni ce ne son tante, e tante aspettano d’essere organizzate.
06 Sep 06
9:47 am
Hai ragione, io condivido la tua opinione…
MA, in piena filosofia OpenSource:
” se non ti va bene una cosa, non criticarla solo, ma proponi”
Quindi si potrebbe creare una lista per discutere una manifestazione APOLITICA come il Linux Day!
06 Sep 06
11:05 am
[...] Ho letto un po’ di articoli qua e là per la rete, sicuramente non tutti, forse non abbastanza. Una cosa mi è chiara: a molti non è piaciuto; “troppo politicizzato (Lastknight)”? “Troppo poco codice (Federico Fissore)”? Ad altri non è piaciuto chi non lo ha apprezzato: “Non ti è piaciuto il meeting? organizzatene uno tuo! (commento di “uno” al post di Federico Fissore)”. Altri ancora riportano come è andato bene (Autistici inventati) il meeting. Ovviamente non ho riportato che due parole di questi interventi, molto più complessi e argomentati. [...]
06 Sep 06
11:39 am
problem solving? hacker moderati?
secondo me tu semplicemente non sei un hacker (come non lo sono io del resto), magari sei uno smanettone, un appassionato di sw libero eccc… in tutto questo non c’e’ nulla di male ma non sei un hacker e quindi giudicare in questo modo e’ eccessivo.
Gli hacker non sono orientati al problem solving (pezza?).
Inoltre non prenderei troppo ad esempio raoul chiesa, cerca meglio su internet e scoprirai cose molto diverse da quelle che propinano i giornali.
06 Sep 06
11:45 am
@DAVIDE:
Caspita! Lo spieghiamo alla stampa insieme allora che io e Raoul non siamo Acari…
Please, mandi tu il comunicato stampa? :)
rotfl con simpatia!
06 Sep 06
12:35 pm
[...] Secondo esempio: scrivo un post sull’Hackmeeting 2006. In parte discutendo (non proprio personalmente… ma chiunque può controllare di persona come il dibattito nel web italico sia molto acceso) la mia idea si è confermata. E leggere che: hackmeeting significa non solo hacking, ma soprattutto politica, autogestione e voglia di costruire un modo diverso di vedere e vivere la realta’ (checche’ ne dicano troll fascisti e vecchi hacker in cerca di gloria sulla carta stampata per meglio pubblicizzarsi con i propri principali con e senza divisa) [...]
06 Sep 06
1:15 pm
@Davide: a questo punto siccome in questo spazio di discussione c’è stata un’esortazione a (cito testualmente) “se non ti va bene una cosa, non criticarla solo, ma proponi”, dovresti proporre un patentino di hacker, per distinguere chi lo è da chi non lo è. Magari una cosa in stile ECDL.
Ma va va va…
06 Sep 06
2:13 pm
Ciao
allora io faccio parte di uno dei collettivi che hanno organizzato l’hackmeeting, e sono anche un po’ idealista nel vederlo ma secondo me è una manifestazione importante.
Si perchè:
1) è vero che ci sono scritte antifasciste e clima da anarchismo pseudoinsurrezionalista MA, il fatto è che la scena informatica nel mondo è praticamente la nuova fetta del mercato per i grandi impenditori, i quali, è evidente, hanno paura dell’open source e dei sui potenziali ma NON SOLO. Bisogna saper capire che questi dolcissimi e soprattutto ricchissimi personaggi hanno tutto da perdere con manifestazioni com l’hackmeeting perchè DI FATTO non hanno su di esse alcun ascendente. Questo rende l’HM molto libero e molto offuscato da ideologie, che per quanto siano campate in aria sono estremamente autentiche, non nascondono interessi economici di sorta e puntano alla condivisione di pensieri e progetti liberi. Questa struttura permette alla moltitudine di persone che si approcciano in qualsiasi modo con il mondo informatico di avere una visione “critica”.
2) La maggior parte delle altre manifestazioni informatiche, che non occupano posti abbandonati ma usano soldi soldi soldi per svilupparsi, beh, ecco queste altre manifestazioni puntano al massimo a dare una visione tecnica della scena informatica, quando non semplicemente a fare pubblicità a quelli che hano speso i soldi per essere alla manifestazione o a quelli che li pagano. Qui ogni persona che parla dice ciò che pensa e gli altri possonoa anche saperne più di lui.
Per capire questo tipo di manifestazione bisogna anche rendersi conto che la coscienza si forma collettivamente, che la critica deve essere finalizzata allo sviluppo di un progetto comune. Questo fa parte sia della “lotta attivista” che della “moderazione dei poteri imperanti” ma non può avvenire se non nello spazio di occupato e libero perchè altrimenti sarebbe sottoposto ad alcune regole che la nostra società accetta ma che rendono impossibile una visione critica della realtà informatica. I vecchi grandi imprenditori tentano di appropriarsi della scena virtuale come della televisione, riducendola a un gioco di potere, ma se il media digitale è qualcosa di più che un prolungamento del potere di questi imprenditori questo si vedrà su un piano di produzione culturale. E sinceramente oltre al lato di attivismo e di lotta specifica all’interno di un orizzonte open sourche io ho visto in questo incontro hacker un discreto ambito di produzione culturale e produzione di pensiero, comunitaria, che sviluppa la cosienza collettiva e la rende più presente. Storicamente. Gli informatici non hanno mai avuto un Marx che decretasse la loro importanza storica ma con questi incontri si dimostrano molto bravi a produrre contenuti…
my two cents
06 Sep 06
3:27 pm
@Joy: mi stupisce che questi “hackers” che dovrebbero conoscere tutti i meandri e i tranelli dell’informazione organizzino un evento assolutamente autoreferenziale, il cui scopo è principalmente l’autocelebrazione e non l’interesse a divulgare la propria cultura verso l’esterno. Questo atteggiamento da underground elitario in cui campeggiano le insegne di HackMeeting non ha nulla a che vedere con la produzione culturale.
Per inciso, non capisco cosa c’azzecca, in un evento che, a tuo dire, avrebbe come scopo la diffusione di una “visione critica”, questi rituali nostalgici da soviet del Chapas tipo compagno di qua, compagno di là, lo sbirro fetente, etc. Non vi rendete conto che state facendo il loro gioco?
06 Sep 06
8:40 pm
non si capisce perche’ chi vuole un meeting di hackers moderato e scevro da visioni radicali della vita sia venuto all’hackmeeting, che esiste da 9 anni e le cui connotazioni sono ben chiare a chiunque abbia la volonta’ di informarsi.
07 Sep 06
12:36 am
@Matteo G.P. Flora:
Quindi secondo te il fatto che i giornali descrivano una persona come hacker e’ sufficente?
Lo sappiamo molto bene quale genere di disinformazione diano i quotidiani piu’ conosciuti su questo argomento…
“La stampa” di hacker non ne sa una bella mazza, così come l’articolista, per cui io non mi vanterei in questo blog (puoi farlo con gli amici o con i genitori che di internet non ne sanno una mazza, con loro avra’ effetto sicuro! salirai la scala sociale!)
07 Sep 06
9:36 am
@Davide
Piano, piano!
Si sente da un chilometro il rimore di te che rosichi!!!
Paura di non finire mai in un quotidiano o in qualche telegiornale o di non pubblicare mai un libro come Flora?
Povero….
Matteo è seguito dalla sua scia di apprezzatori per quello che scrive, quello che insegna e quello che mostra giorno per gionro. E? un hacker? E chissenefrega!
Finchè continua a scrivere di questi argomenti con questa professionalità e competenza può benissimo essere quello che vuole e rimanere per me solo “un grande”…
E tu, Davide, rosica più piano che dai fastidio…
07 Sep 06
10:21 pm
non sono un hacker non sono un autonomo e non vorrei neanche entrare in questa vostra disquisizione per rispetto dei vostri vari percorsi o delle vostre attività…
MA_purtroppo sono di Parma e ho partecipato e aiutato alla realizzazione di questo hackmeeting 06. dunque provo a dire due cose. prima cosa mi preme dire che è del tutto inutile disquisire se quelli di parma siano anarchici o autonomi(per correttezza, ci sono sia anarchici che comunisti), poichè si è trattato principalmente di un gruppo di persone che da mesi ci hanno messo impegno e sbattimento, pur date le loro enormi difficoltà.
seconda, quello che io penso (e chissà se interessa mah) è che davvero è stato creato un momento di libera partecipazione che ha giovato al dibattito che adesso ci/vi ritroviamo/ate a fare(voi hackari e noi boh) perchè lo ha ravvivato. questo penso che sia una delle tante intenzioni di chi ha organizzato il meeting e non mi sembra un intento così discutibile. poi penso anche che se non fossero stati immessi dentro l’iniziativa i caratteri della radicalità e dell’autogestione questo non sarebbe accaduto. da parte mia mi chiedo come si può parlare di hacking moderato, mi sembra una contraddizione in termini. ma questo lo lascio discutere a voi. penso però che nulla è slegabile dalla politica (non dai partiti, che gli rode ancora che non siano stati loro ad organizzarlo) così anche le questioni che vi premono debbono avere una collocazione, che non può essere nè di destra nè di sinistra ;))
quello che penso si sia riuscito a fare davvero è, qui per la nostra realtà, allargare certi contenuti riaperto alla libertà informatica e avere aprire degli spazi attraverso uno strumento come quello dell’occupazione e dell’hackmeeting stesso (e ovviamente questo dato teritoriale e politico può non interessare) e per voi…..ditelo voi
poi anche se non moderato questo passo ha dato una grande legittimità e conoscenza dell’hacking, perlomeno per quanto mi vivo io in città, visto che per una settimana e ancora adesso tutti i media locali si affannano per spiegare e inquadrare chi sono davvero gli hackari cosa fanno e così via..senza riuscirci, ma noi ci siamo riusciti tutti insieme e da soli secondo me .
non avevo ai partecipato ad un hackmeeting e penso che sia una grande fikata.
poi volevo ringraziare tutti quelli che si sono sbattuti insieme a noi e più di noi per attivare il posto e realizzare l’hackmeeting :* e ce l’abbiamo fatta.
25 Sep 06
6:55 pm
saltando le premesse, vado al punto:
sebbene potrei condividere alcuni punti della tua analisi, io proporrei la questione sotto altri punti di vista, cominciando dall’assunto: se sei veramente “libero” dovresti sganciarti da tutto (ideologie, politica, etc) e concederti solo al confronto diretto con altre persone, il resto (purtroppo) è solo un perdere tempo dietro a falsi pretesti/problemi (striscioni o cartelli fatti da altri).
questo non vuol dire essere apartitici/apolitici, e neanche solo sfuggire da facili etichette, ma significa non lasciarsi confondere dal contesto o da chi ha bisogno di riconoscersi in qualcosa (visto che quando avviene muoiono tutte le premesse iniziali).
il solo fatto di mettere in dubbio (lo so, con una domanda volutamente retorica) l’hacking italiano porta alla luce un certo “condizionamento” diffuso. il solo proporre un “hacking moderato” vuol dire solo creare un ulteriore movimento che si riconosce sotto una nuova etichetta (nota: se parlassimo di politica o giardinaggio al posto dell’hacking sarebbe uguale).
non credo ci debba essere qualcuno che ti confermi che un hackmeeting sia solo quello che hai visto in un centro sociale no? ;)
se non ti riconosci nella lotta armata e nessuno ha il diritto di criticarti (lo do per scontato come principio), perchè ti crei il problema degli altri? tu stesso hai ammesso di essere andato all’hackmeeting (anche) per rivedere un po’ di amici e smanettare un po’, è più che sufficiente. questo, secondo me, vuol dire libertà, quanto è vero che l’hacking è un’attidudine e non riguarda solo l’informatica.
scusate la logorroicità :P saluti,
tek
26 Sep 06
4:11 pm
[...] Non sono un hacker e tanto meno sono mai andato ad uno di questi raduni (o altri internazionali). Le mie conoscenze informatiche al momento son piuttosto acerbe,anche se faccio sempre del mio meglio per ampliarle,soprattutto perchè l’informatica mi appassiona davvero molto.Ho letto vari post,articoli e quant’altro sull’ultimo HackIt di Parma e vorrei estendere i miei pensieri,cercando di stare sopra le parti,poichè non ho presenziato questa manifestazione e credo di non afferrare veramente cosa sia un hacker (non propinatemi le definizioni wikipediane o le classiche stereotipate,mi sembra che alla domanda ormai si possa rispondere solo soggettivamente).In linea di massima,mi piacciono i commenti di Roul Chiesa (vedi wikipedia) e quelli sul blog di Matteo Flora: sostanzialmente sembrano non riconoscersi in un contesto in cui sembrano emergere sentimenti di rabbia,uno schieramento politico marcato di stampo anarco-sinistroide antifascista e in generale l’uso di “attivismo politico mediante l’utilizzo dell’hacking” (n.d. Chiesa) piuttosto che qualcosa di più spassionatamente tecnico. Con questo non voglio giudicare male una rappresentazione in cui vi ho partecipato,ma solo sfruttare questi post per fare dei pensieri: è possibile riunire le persone accomunate da una passione senza stare sotto l’ombrellone della politica in maniera opprimente? Non voglio dire che l’hacker non debba fare politica e si debba fermare solo a disquisizioni tecniche (anzi,ben ci sta,sono uomini anche loro! Condivido anche il post di Cariello),ma la manifestazione descritta in questi toni sembra veramente una cosa deludente,che appiattisce tutto. Riduciamo una manifestazione così a qualcosa sullo stile “centro sociale”? A me non frega niente se quando vado in un posto ci trovo gente di destra,sinistra o centro,mi basta che sia gente che abbia una propria testa per pensare e che creda in quel che dice e fa e soprattutto che sia simile a me per certe passioni. Stop. Dovrebbe essere anche una manifestazione aperta a tutti,quindi dovrebbe avere meno etichette e meno bandiere possibili (cosa che certi striscioni ignoranti invece fan proprio cadere le braccia..). Poi le filosofie di pensiero possono in un certo senso variare: se tutte le persone son diverse le une dalle altre,lo saranno anche gli hacker fra loro no? ^_^ Voi che ne pensate? Sarebbe bello sentire qualcuno che vi è stato e magari sentire qualcosa di positivo a riguardo,visto che in rete non mi pare che commenti positivi siano in voga. [...]
28 Sep 06
4:12 pm
qualcuno ha detto:
non si capisce perche’ chi vuole un meeting di hackers moderato e scevro da visioni radicali della vita sia venuto all’hackmeeting.
ed ecco il punto: quelli che vengono all’hackmeeting non sono tutti “non moderati”, non hanno tutti visioni radicali della vita. Non tutti sono autonomi, non tutti sono anarchici, non tutti sono uguali. Non tutti si esprimono allo stesso modo, non tutti metterebbero a morte gli sbirri, non tutti amano certi linguaggi o certi simboli in bella mostra sugli striscioni. Tutti però sono uniti dalla stessa voglia di non farsi strumentalizzare da niente e nessuno. L’hackmeeting è fatta di gente che ha la stessa attitudine e lotta per gli stessi obiettivi…..L’hackmeeting è politico (un hackmeeting apolitico avrebbe a che fare con i geek ma non con gli hacker), ma proprio perchè è politico non è sovversivo e non ghigliottina le diversità! Chi propaganda un hackmeeting sovversivo e politicamente schierato strumentalizza e inganna….
Centinaia di gente partecipa all’hackmeeting e gran parte di coloro che tengono seminari a 1000 palle non è sovversiva e non odia nemmeno gli sbirri…semmai è molto critica nei confronti del sistema…e mentre lotta contro non sbraita, non si mette in mostra, semmai rischia anche un pò di più il culo e la faccia…perchè lo fa dal di dentro… e ce ne sono tanti (giornalisti, professori universitari, conferenzieri, scrittori…tutti da sempre ospiti stabili e stimati dell’hackmeeting).
Quindi non raccontiamo palle!!!
Non ci sono gli hacker che vanno all’hackmeeting e quelli che non ci vanno…La diversità, viva a dio, esiste anche dentro all’hackmeeting stesso…..
06 Oct 06
12:58 pm
Se vai all hack it per una tre giorni di condivisione, ma invece di condividere ed apprendere trovi il tempo e la voglia di fotografare ste cazzo di immagini, è evidente che eri andato gia con l’idea di farci su un pezzo del genere, deduco da questo che sei poco hack, e molto shit!
[Commento NON firmato, con mail e sito web farlocco... Facile così, vero ;)]
20 Feb 07
2:34 am
A mio avviso i veri hacker non escono solo dalle università. I veri hacker sono quelli che hackerano e stop. Che poi gli universitari sono più bravi perché hanno studiato informatica (ingegneri informatici ecc ecc) è un altro discorso.
Cmq per essere hacker non basta solo studiare all’università…
28 Feb 07
11:36 pm
Devo ammettere che le tue riflessioni politiche
mi trovano vicino
e’ sempre gradita la tua voce, ed e’ sempre benvenuta la tua riflessione o comunicazione. Se ne avessi voglia ci trovi sul sito.
cla