Archivio mensile: April 2006

In questi ultimi giorni la Blogosfera è stata scossa vivacemente dalle discussioni in merito a Digg.com, l’aggregatore di notizie da milioni di hits al giorno che mira nemmeno troppo velatamente a surclassare Slashdot.

Digg.com, per chi non lo conoscesse, è un portale di notizie in cui gli utenti stessi propongono notizie da pubblicare che ricevono la pubblicazione dopo essere state votate come meritevoli da un numero consistente o rappresentativo di utenti del sito, in una sorta di tentativo di e-democracy dell’informazione.

Interventi e post web come Suspicious Digging, Digg Corruption ed il più recente Digg Fraud, però, sollevano interessanti problemi ed argomentazioni sul difficile ruolo di un Digg sospeso fra la libertà di opinione, la forte convinzione del metodo della democrazia diretta e i pericoli di questa raffrontati al carattere puramente speculativo ed editoriale del progetto che, nei primi dieci siti web al mondo più frequentati, rappresenta un ottima fonte di remunerazione e un facile bersaglio di manovre di corruzione.

Indipendentemente dalla convinzione di ciascuno sulla legittimità delle manovre e sulla opportunità per i redattori di modificare il rating delle singole notizie, gli articoli offrono interessantissime discussioni su libertà di opinione, libertà digitale, social software ed e-democracy nel mondo reale.

Per chi desiderasse approfondire l’argomento ecco qualche altro articolo:

Qualche webdesigner veramente in gamba che voglia risollevare il nome del design “Made In Italy”?

Si, perchè Slashdot, il celebre portale di informazione IT, uno dei 20 siti web al mondo più trafficati ha deciso di “sveccchiarsi” e di aprire le porte ad un nuovo design basato sui CSS tramite un concorso!
La notizia è ben degna di nota, visto che in palio oltre alla imperitura (?!?!) memoria vi è anche un notebook del valore di $.4.500,00 ed un possibile link dalla homepage di un sito con 1.000.000 di visite all’ora….!

I requisiti sono:

  • Utilizzare il codice HTML attuale, modificando solamente i CSS in uso attualmente a proprio piacimento.
  • Compatibilità con il maggior numero possibile di Browser (e non solamente Explorer ultima versione e Firefox).
  • Includere tutte le attuali informazioni ed implementazioni.
  • Non necessitare di nuove implementazioni.
  • Utilizzarele immagini attuali di Topic o ridisegnarle TUTTE E 150! Significa praticamente prevedere uno spazion 100×100 a fondo bianco per il topic…
  • Essere il più possibile parsimoniosi con la banda.
  • Mantenere la “linea di stile” dell’attuale Slashdot, potenzialmente mantenedo il “Colore Slashdot” (#006666), la curva in alto a sinistra e la “Font Slashdot” Coliseo. Non sono necessità “fondamentali” ma deve essere CHIARA la continuità con il passato.
  • I design devono mostrare l’index o meglio ancora i 4 template: index, articolo, commenti, pagina utente.
  • Deve piacere a CmdrTaco, l’anima di Slashdot… E ci dice che lui vorrebbe qualcosa che fosse: high-tech, minimalista ed elaborato

Questa si che è una sfida e mi auguro che qualche italiano la raccolga e porti avanti la “Nota azzurra” anche nel più grande portale IT!

Avanti, Italia!

(l’altro slogan che volevo utilizzare è troppo di parte =])

Esistono differenti tipologie di hacking e non sono tutte correlate all’universo dell’informatica, come spesso ci dimostrano i competenti redattori di Make.

“Hacking” significa a volte semplicemente utilizzare o modificare un sistema (sia esso fisico, informatico, tecnologico) per ottenere effetti non preventivati, sia per modificarne l’utilizzo - ad esempio fare cantare l’ultima hit di Robbie Williams al Furby o usare un tostapane come lettore MP3 - , sia a volte per migliorarne le catatteristiche - come convertire una macchina diesel per funzionare a olio di merluzzo o rendere il triplo più efficiente in termini di prestazioni una moitherboard.

Anche i comuni cerotti, ritrovato vecchio di quasi un secolo, possono quindi essere hackerati in tutta sicurezza ottenendo, in questo caso, una migliore stabilità ed una migliore aderenza, oltre che risolvendo i problemi legati al movimento delle dita in presenza di un cerotto su di una nocca.

Un simpatico filmato che sebbene in giapponese risulta sicuramente perfettamente intuibile…

Sono sempre più convinto che il termine hacker determini più che una denotazione di un individuo o di esperienza una differente attitudine mentale che porta sicuramente a vedere il mondo circostante con occhi e sensibilità differenti, non lasciandosi traviare da cosa “non è possibile“.

“Argue on your limitations
and surely enough
they’ll be yours… (R. Back)

…semplicemente geniale!

Locandina

Ho il piacere di informarvi che il giorno 19 Maggio 2006 sarò a Milano come relatore dell’incontro “Il Codice della Pubblica Amministrazione Digitale: Le novità introdotte dal Codice, le ripercussioni operative e le modalità di applicazione negli Enti locali” organizzato da LRA .

Ancora una volta mi muoverò nell’argomento della sicurezza in ambito Corporate con un intervento dal titolo “La sicurezza nel trattamento dei dati e nei siti web delle PA” mostrando quanto la legge 196/03 sia solamente la punta dell’iceberg del discorso sicurezza…
Con me gli amici e stimatissimi professionisti Andrea Lisi, Luca Giacopuzzi, Federica Bertoni e Marco Scialdone.

L’incontro si terrà a Milano il 19 Maggio 2006 presso l’ATA Hotel Executive di Via Sturzo.

Per informazioni sull’iscrizione (sfortunatamente non gratuita) è possibile scaricare la brochure in PDF , contattare LRA oppure ancora visitare la pagina relativa del sito web.

Leggo con interesse le ricerche della Binghamton University in merito ai pattern univoci delle fotografie registrate dalle macchine fotografiche digitali.

Jessica Fridrich, professore associato di Ingegneria Elettrica e Informatica ho reso noto che il suo team è riuscito a forgiare un algoritmo che determina l’impronta univoca prodotta dalle fotocamere digiali attraverso un “pattern di rumore” sovrapposto all’immagine ed invisibile ad occhio nudo che differisce per ogni singolo esemplare.

Ogni macchina fotografica digitale, infatti, possiede un sensore CMOS lievemente differente dalle gemelle di modello, differenza che risulta nella creazione di volta in volta di un “disturbo” univoco e riconoscibile attraverso elaborazione di un particolare algoritmo sviluppato, in modo non dissimile dalle procedure di riconoscimento adottate per distinguere le traccie univoche lasciate dalle canne delle armi da fuoco sui proiettili.
Come con le impronte digitali il disturbo genereato nelle immagini originali ha natura stocastica (cioè contiene variabili casuali) legate sia al sensore in sè sia a minuzie nella costruzione e nell’assemblamento di ogni dispositivo. Questo assicura una differenza tra singoli esemplari sufficiente a rendere impossibile la presenza di due dispositivi che generino medesime impronte, in modo non dissimile dalle reali impronte digitali umane.

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Il CNIPA ha finalmente pubblicato negli scorsi giorni il Libro Bianco che segnala le corrette linee guida in merito alla dematerializzazione del cartaceo nell’ottica della Archivizione Ottica Sostitutiva.

Questa manovra rappresenta, soprattutto se collegata al recente accordo di intesa con Adobe per l’utilizzo del formato PDF per l’archiviazione, una ancora più marcata svolta nella direzione della fattibilità di esecuzione materiale delle linee guida.

COme avevo avuto modo di discutere durante i miei interventi al Convegno sull’Archiviazione Ottica Sostitutiva di Febbraio la pubblicazione di un Libro Bianco era da ritenersi una manovra fondamentale per l’applicazione pratica senza errori di principi di base abbozzati ed imprecisi.

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Esperto di Sicurezza sembra pretenzioso... Uffa! Diciamo allora piccolo blog di intrattenimento di Matteo G.P. Flora (aka LK) sperduto passeggero della rete, poeta, (poco) santo, e navigatore... E se proprio siete curiosi...